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15.11.2017

Sul «rischio nucleare»
la protesta dei pacifisti

Striscioni a un presidio pacifista davanti  ai cancelli dell’Aerobase: lunedì a Ghedi passerà la «carovana» nazionale per il disarmo nucleareUn F-35 in display sulle piste di Ghedi: è il jet che sostituirà i Tornado
Striscioni a un presidio pacifista davanti ai cancelli dell’Aerobase: lunedì a Ghedi passerà la «carovana» nazionale per il disarmo nucleareUn F-35 in display sulle piste di Ghedi: è il jet che sostituirà i Tornado

No alla guerra, no agli F35 e soprattutto no alle bombe atomiche. A suonare la «sveglia», invitando a una grande manifestazione per il disarmo davanti all’Aerobase di Ghedi, è stato per primo don Fabio Corazzina, il parroco di Santa Maria in Silva a Brescia, già coordinatore di Pax Christi, la più importante associazione pacifista cattolica, che ha lanciato un nuovo appello alla mobilitazione.

MA DON FABIO non è il solo a sentirne l’urgenza. Lunedì 20 novembre, alle 14, sarà la «Carovana delle donne per il disarmo nucleare» a marciare a Ghedi, in contemporanea con altri luoghi simbolo della presenza militare in Italia: Aviano (dove ci sono 44 F16 americani e si parla di 70 bombe atomiche), Livorno (base americana di Camp Darby), Pisa, Trieste, Napoli, Sigonella, per confluire a Roma il 10 dicembre davanti al Presidente della Repubblica, a cui verrà chiesta udienza. A Sergio Mattarella, gli attivisti chiederanno un impegno formale dell’Italia per la richiesta di messa al bando degli ordigni nucleari

Il 10 dicembre è una data non casuale perché quel giorno verrà consegnato il premio Nobel per la pace 2017 alla campagna Ican (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari), che ha avuto il conforto di un voto favorevole da parte della maggioranza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

PER IL MOVIMENTO pacifista mondiale, quella risoluzione è un primo passo verso «un mondo senza atomiche», anche se nessuna delle potenze nucleari ha votato a favore, e nemmeno i loro principali alleati (fra cui l’Italia). Questo «obbligo» formale di smantellamento degli arsenali atomici, difficilmente avrà effetti pratici nel breve termine. Perchè, per riuscire, servirebbero misure coercitive e vincolanti nei confronti di tutte le potenze atomiche, cosa alquanto complicata.

Ma per i pacifisti è un punto di partenza, perchè fissa un principio giuridico. La sfida dei «movimenti» è ora dare forza a questa richiesta.

DA BRESCIA, don Fabio ha lanciato nei giorni scorsi via Facebook questo appello: «Prepariamoci ad agire per il disarmo nucleare di Brescia: Ghedi, aeroporto militare».

Il sacerdote è forte anche del sostegno alla campagna antinucleare da parte di Papa Francesco, che venerdì scorso in Vaticano, al Simposio «Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari», ha dichiarato: «Non possiamo non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari. Pertanto, anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi, è da condannare la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso».

Ghedi si viene a trovare al centro di questo dibattito perchè, anche se solo «ufficiosamente», è l’unica base italiana a custodire ordigni nucleari, come dichiara anche la «Carovana», pronta alla manifestazione lunedì. Non è la prima, non sarà l’ultima.

Valentino Rodolfi
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