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08.01.2019

Le grandi opere
alla resa dei conti
Ballano 3 miliardi

Favorevoli o contrari, il 2019 è l’anno dell’«adesso o mai più» per le tre grandi opere che da anni, o da decenni nel caso della Tav, dividono l’opinione pubblica e le istituzioni bresciane. Si tratta dell’alta velocità Brescia-Verona (2 miliardi e 499 milioni), dell’autostrada della Valtrompia (213 milioni per l’ultima versione del progetto) e del nuovo sistema di depuratori del lago di Garda (220 milioni): tre «lavori» che messi insieme valgono quasi 3 miliardi. Nessuno ha mai messo in discussione la necessità di depurare il Garda, di potenziare il trasporto su ferro, di modernizzare la viabilità in Valtrompia. Ma è per i dubbi sulla qualità dei progetti, su costi e benefici e sugli impatti ambientali, cui aggiungere le infernali lungaggini procedurali, che si è arrivati al 2019 senza ancora sapere se, quando e come si faranno i lavori.

L’ALTA VELOCITÀ, per costi e «anzianità» (è sul tavolo dal 1993) è di queste opere la più importante e la più divisiva: dopo la marcia «No Tav» del mese scorso, giovedì a Torino torneranno a sfilare i «Sì Tav». Ma tra un Sì e un No, intanto l’alta velocità Brescia-Verona resta virtualmente ferma al palo. C’è un progetto definitivo approvato dal Cipe sin dal 10 luglio 2017, c’è un progetto esecutivo già pronto (ma fermo nei cassetti), c’è un contratto d’opera da 1 miliardo e 645 milioni di euro più Iva già firmato con Cepav Due (dal 6 giugno, ultime ore del governo Gentiloni) per avviare i lavori del primo lotto con le gallerie tra Desenzano e Lonato. Eppure la Tav Brescia-Verona non parte.

PERCHÉ? Il motivo «tecnico» di questo stallo è l’analisi costi benefici richiesta dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Se ne sta occupando la Struttura di missione del ministero, con la consulenza di un «pool» di sei tecnici esterni guidati dal professor Marco Ponti, docente di Economia applicata al Politecnico di Milano, già consulente della Banca Mondiale e di cinque governi italiani. Analisi costi benefici a cui si lavora da agosto: si sussurra che sia già pronta e che si stia valutando solo l’opportunità politica di renderla pubblica, perchè le due forze di governo, Lega e 5 Stelle, sono una favorevole e l’altra contraria alla Tav. Che fare se l’esito dell’analisi è negativo? Che fare se è positivo? Questo è il nodo, perchè l’analisi è tecnica, ma la decisione finale è in ogni caso politica (e per questo rinviata, a quanto si dice, a dopo le elezioni europee). Intanto sul campo il consorzio Cepav, che ha in tasca il contratto miliardario per realizzare la ferrovia, si porta avanti: rilievi sul terreno, progettazione esecutiva, acquisto di aree di cantiere (circa 60 mila metri quadri a Lonato, di cui 18.500 già finiti sotto sequestro giudiziario) e accordi bonari già liquidati con i proprietari di decine di terreni sul tracciato previsto. Che appunto è solo «previsto», e tale rimane, quando siamo ormai nel 2019.

Valentino Rodolfi
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