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11.05.2018

Allarme pesticidi
nei fiumi: positivo
un campione su 2

Dalla Valtrompia alla Bassa passando per l’hinterland, la metà della rete di affluenti di Mella, Chiese ed Oglio evidenzia una preoccupante concentrazione di pesticidi. Meno allarmante la situazione delle acque sotterranee, dove il livello di contaminazione è in lento declino, anche se per smaltire alcune molecole tossiche ci vorranno decenni. Ad «avvelenare» i corsi d’acqua sono prevalentemente i residui delle sostanze utilizzate nell’agricoltura intensiva, nella coltura del mais in particolare. IL QUADRO a tinte fosche è affrescato dal rapporto nazionale 2016 «Pesticidi nelle acque» redatto dall’Ispra. Anche se in prospettiva, grazie alla forte espansione delle colture biologiche, l’impiego di pesticidi è destinato ad allentare la morsa, il problema resta la pesante eredità del passato. Dalla ricerca si scopre infatti che nelle acque sono disperse ancora molecole di fitoprodotti tossici impiegati 40 anni fa. Emblematico il caso dell’atrazina, messa al bando negli anni Ottanta, ma che si trova in quantità consistenti in superficie e nelle acque sotterranee per effetto delle irrigazioni e delle piogge che, di stagione in stagione, disciolgono gradualmente la sostanza. Stesso discorso per altri erbicidi come la terbutilazina e il metolaclor, diserbante selettivo vietato dall’Europa nel 2003. Nel cocktail di sostanze pericolose riscontrate, figura anche il glifosate (e il suo derivato Ampa), l’erbicida dichiarato potenzialmente cancerogeno dalla Iarc nel 2015, ma sui cui la Ue ha concesso una moratoria di 5 anni, in attesa di ulteriori riscontri scientifici sulla sua pericolosità. La rete della provincia di Brescia comprende 50 punti di monitoraggio per le acque superficiali e 63 per quelle sotterranee. Le indagini hanno riguardato 503 campioni per un totale di 11.375 analisi. Nei corsi d’acqua sono stati trovati residui di pesticidi nel 48% dei punti (24 su 50) e nel 21% dei campioni. Diciotto le sostanze scoperte: terbutilazina (45,9%), terbutilazina-desetil (32,4%), atrazina (21,6%), metolaclor (35,1%) e Ampa (28,6%) quelle più frequenti. Nelle acque sotterranee ci sono pesticidi in 14,3% dei punti sotto sorveglianza e nel 15% dei campioni. Sono state rinvenute 7 sostanze, in prevalenza terbutilazina-desetil e atrazina, entrambe nel 47,1% dei test. Nove le zone della provincia, nella tabella, in cui le acque superficiali superano i limiti di sicurezza: il torrente Faidana a Sarezzo, il Garza a Bovezzo e a Castenedolo, il vaso Fiume a Flero, la Castrina a Cazzago, il torrente Laorna a Gussago, il Bambinello a Gottolengo, e il tratto di Mella che scorre a Pralboino e Castel Mella. In altri 14 paesi la concentrazione di pesticidi è anomala, ma per ora al di sotto dell’asticella d’allarme. Nelle acque sotterranee la contaminazione è superiore nel segmento del bacino del Mella che attraversa la città. •

Cinzia Reboni
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