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25.08.2018

Scariche elettriche per educare i cani: ora è emergenza

Il collare elettrico per costringere i cani ad obbedire è vietato: eppure in provincia di Brescia la pratica sembra sempre più diffusa  e radicata
Il collare elettrico per costringere i cani ad obbedire è vietato: eppure in provincia di Brescia la pratica sembra sempre più diffusa e radicata

Tre indizi non fanno una prova, ma le otto persone sorprese in meno di venti giorni ad usare i collari elettrici per addestrare cani da guardia o da caccia sono un segnale preoccupante, considerato che il periodo di preparazione delle mute destinate all’attività venatoria è appena iniziato. Un campanello d’allarme in una provincia molto «evoluta» sotto il profilo del rispetto e della tutela degli animali. ATTRAVERSO il collare elettrico il cane dovrebbe apprendere cosa fare e cosa non fare, poiché ad ogni comportamento sbagliato gli viene inflitta una scossa. Il cane, stando alla teoria, abbinerà l’errore al dolore e non ripeterà più la condotta scorretta. Ma per gli esperti cinofili l’effetto di questo strumento è deleterio perché incattivisce l’animale. Eppure la pratica è ancora diffusa. Emblematici i casi portati alla luce dalle Guardie ecologiche volontarie che a Dello hanno individuato un cacciatore che stava addestrando cinque segugi con l’ecollars. A Quinzano stessa scena, ma ad usare i collari elettrici era un sedicente istruttore di sei setter. Nei giorni precedenti, Gev, Polizia locale e guardie ecozoofile hanno scoperto altre persone fare uso di ecollars su esemplari da caccia a Calvisano, Azzano, Ghedi e Gardone Valtrompia. Per tutti è scattata la multa per aver effettuato l’addestramento fuori dal periodo stabilito dal calendario della Regione e la segnalazione alla procura. In due circostanze, a Castrezzato e Ghedi, gli animali sottoposti al maltrattamento erano cani da difesa, pitt bull e rottweiler. Ora l’autorità giudiziaria deciderà se sussiste un abuso contro gli animali. Per il maltrattamento, il codice penale prevede multe fino a 10 mila euro e pene fino a tre anni di reclusione. Sebbene la legge non proibisca il collare elettrico, la Cassazione ha stabilito che quelli che sprigionano scosse o impulsi elettrici sono illegali; si possono invece utilizzare, per scopi educativi, quelli sonori o luminosi. Molti degli addestratori finiti nei guai si sono giustificati spiegando che il rivenditore da cui avevano acquistato i dispositivi aveva assicurato che erano legali. «È proprio questo il problema - sottolinea Aldo Taietti dell’Unac di Pontevico, associazione cinofila Madonna della Strada, che addestra esemplari da soccorso e per le forze dell’ordine -: lo Stato dovrebbe vietare la vendita, e invece i collari elettrici sono facilmente acquistabili. Il solito approccio all’italiana». Una cosa è certa. «Il collare elettrico non “educa”, fa solo male all’animale, procurandogli una sofferenza inutile», afferma Taietti. Certi dispositivi utilizzati per l’addestramento «fanno solo danni: dal collare elettrico a quello a strozzo, fino alle pettorine sotto il torace che tagliano le ascelle. Senza contare che il cane con il collare elettrico resta terrorizzato tutta la vita, e quando scopre che non lo indossa non risponde più ai comandi, diventando una scheggia impazzita». Ma c’è un’altra piaga da arginata: «Quello degli addestratori e degli istruttori sta diventando un fenomeno di massa - spiega Taietti -: c’è gente incompetente che non è assolutamente in grado di insegnare niente. A settembre presenterò un progetto in Regione affinché venga creato un albo per adddestratori di aggressività, in modo che sia previsto un rigido controllo e, soprattutto, la responsabilità civile e penale dell’istruttore. Ormai siamo alla deriva: molti parlano di “sistemi educativi americani” senza rendersi conto che i nostri animali sono diversi, la nostra cultura è diversa». «A Flero, dopo la disgrazia della bambina sbranata dai pitbull, il Comune ha coinvolto una trentina di nostri volontari che insegnano gratuitamente ai cittadini come gestire il cane. Si tratta di un’iniziativa importante, forse l’unica in Italia». •

Cinzia Reboni
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