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26.02.2018

Un gatto massacrato
a calci da un
gruppetto di ragazzini

Daniela ha deciso che questa mattina presenterà la denuncia alla Polizia locale La carcassa del gatto ucciso per le percosse ricevute
Daniela ha deciso che questa mattina presenterà la denuncia alla Polizia locale La carcassa del gatto ucciso per le percosse ricevute

Non esistono formule certe per definire il confine tra bravata e bullismo, tra «scherzo» e violenza. La linea è quasi sempre molto, troppo sottile. Quel che è certo, è che il bullo è un violento, che prende di mira il più debole. Meglio ancora se a spalleggiarlo c’è un «branco», e se la vittima è indifesa. Proprio come un gatto. Quel che è accaduto a Prevalle non è sicuramente un caso isolato, ma merita di essere segnalato, capito, interpretato. Perché il bullismo è un fenomeno che germoglia silenziosamente come un’erbaccia coltivata dall’indifferenza. L’episodio è stato ricostruito dalla testimonianza di un 13enne che ha cercato invano di salvare il gatto. Pomeriggio di sabato, ore 16.30, giardinetti affacciati su alcuni condomini popolari. Il ragazzino, abita a Paitone ma frequenta il vicinissimo paese di Prevalle, dove ha alcuni amici. Si avvicina ad un gruppo - giovanissimi tra i 10 e i 14 anni, tra cui anche un paio di bambine - che si «divertono» a prendere a calci e sputi un gatto. Lo schiacciano con i piedi, lo picchiano. Il gatto è ferito. Il 13enne riesce a sottrarlo alla violenza degli «amici», lo infila in un sacchetto della spesa e, inforcata la sua bicicletta, pedala alla velocità della luce verso casa, a Paitone. Quindi decide di rivolgersi a Daniela, la vicina di casa che ama i cani e i gatti. Quando Daniela apre la porta, si trova davanti il ragazzino che, in lacrime, le porge il sacchetto della spesa con dentro il gatto: «L’hanno picchiato, devi salvarlo». E poi racconta cosa ha visto. Un racconto circostanziato. Daniela cerca di prendersi cura del felino, che è spaventatissimo. Finché le scappa dalle braccia e si infila sotto una siepe, dove muore dopo pochi minuti. «Il gatto era in condizioni disperate - racconta Daniela decisa ad andare fino in fondo alla vicenda -. Queste cose non dovrebbero accadere, il bullismo è un male strisciante che sta prendendo troppo piede negli adolescenti. In qualche modo bisogna fermarlo. Anche per questo - continua Daniela che ha conservato la carcassa del gatto come prova -, ho deciso che denuncerò l’episodio alla Polizia locale, perché certe cose non devono passare sotto silenzio». Una bravata? Bullismo puro? Certo, qualcuno potrebbe pure dire «era solo un gatto». Peccato che il gruppo, stando alla testimonianza del 13enne, non abbia agito di nascosto, ma davanti allo sguardo indifferente della gente. Addirittura alla presenza di un ragazzo che «incitava» il fratellino più piccolo a prendere a calci il gatto mentre, poco lontano, alcuni adulti si godevano tranquillamente gli ultimi raggi di sole nel giardino pubblico, senza dire niente o senza alzare un dito. L’indifferenza a volte fa più male dei calci e degli sputi. Anche se la vittima è «solo» un gatto. •

Cinzia Reboni
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