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17 dicembre 2017

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02.10.2017

La fusione a tre
Comuni affossata
dalle urne

Il rischio astensionismo è stato scongiurato: a Temù e Ponte di Legno l’affluenza ha superato quella del 2012Dopo le  tensioni della vigilia, si è votato in un clima disteso e sereno Le operazioni di votoAnche stavolta, come nel 2012,  Temù ha bocciato l’ipotesi di fusione con Ponte di Legno
Il rischio astensionismo è stato scongiurato: a Temù e Ponte di Legno l’affluenza ha superato quella del 2012Dopo le tensioni della vigilia, si è votato in un clima disteso e sereno Le operazioni di votoAnche stavolta, come nel 2012, Temù ha bocciato l’ipotesi di fusione con Ponte di Legno

Tramonta nella notte il matrimonio fra tre Comuni dell’alta Valcamonica. A Vione e ancora una volta a Temù hanno vinto i «no». Un esito che ha vanificato il parere favorevole espresso, come nel 2012, dai cittadini di Ponte di Legno: senza il loro «sì» tutto sarebbe rimasto come prima, a prescindere dal voto nei due paesi confinanti. È questo dunque il verdetto del referendum sull’incorporazione fra Comuni che ha rimarcato come siano lenti e faticosi i processi di aggregazione fra enti locali in alta Valcamonica. La consultazione popolare è stata in linea con l’indirizzo espresso nel 2012, quando venne affossata la proposta di nozze fra Ponte di Legno e Temù.

Dalle urne non esce dunque un nuovo Comune - che i detrattori della fusione hanno già ribattezzato sui social in tempo reale con ironia pungente «Pontemùvione» o «Tempontevione» - di 3.488 abitanti con un’estensione di 178 chilometri quadrati, il più grande per superficie della Valcamonica.

ALLE URNE è andato circa l’80% degli aventi diritto.

Dopo le polemiche roventi e le tensioni che hanno scandito la campagna referendaria, il giorno della verità inizia fra gli sbadigli. L’afflusso alle urne è decisamente scarso fino a mezzogiorno, quando in nessuno dei sette seggi si supera il 20%. Con il trascorrere delle ore, complice la giornata di pioggia che scoraggia gite fuori porta, nel pomeriggio si dissolve lo spettro dell’astensionismo: non essendoci quorum, il risultato del referendum sarebbe stato valido a prescindere dall’affluenza. A decidere insomma sul destino di tutti rischiavano di essere pochi cittadini. Ma non è stato così. Alle 19 ha votato il 60% dei 2.989 degli aventi diritto. A Ponte di Legno in serata si è formata addirittura qualche coda ai due seggi allestiti nel plesso scolastico di via Bixio.

Decisamente più fluido l’afflusso alle urne nei due altri punti di voto allestiti nelle frazioni di Pezzo e Precasaglio. Nel seggio di via Roma a Temù, dove sono stati chiamati ad esprimersi anche i residenti di Pontagna, l’affluenza si impenna nel tardo pomeriggio. In serata viene data la possibilità di votare anche agli ospiti della Casa di riposo, che fanno riferimento alle urne allestite a Villa Dalegno. I picchi di astensionismo si registrano al seggio unico di Vione, dove votano anche gli abitanti di Canè e Stadolina. Attorno alle 21, a Temù e Ponte di Legno si supera il 79% di affluenza registrato nella consultazione di cinque anni fa, che aveva affossato il matrimonio. Il segnale che forse qualcosa cambierà rispetto al primo referendum almeno a Temù, che nel 2012 facendo prevalere il «no» aveva vanificato la maggioranza di «sì» espressa da Ponte di Legno.

Sensazione smentita dallo spoglio. A Vione i «no» vincono di circa 50 lunghezze e a Temù è ancora una volta decisiva l’opposizione della frazione Villa. Tangibile la delusione del movimento che durante la campagna referendaria ha sostenuto l’ipotesi dell’aggregazione.

«SIAMO PROFONDAMENTE amareggiati per l’atteggiamento ondivago e contraddittorio della cittadinanza di Temù che, dopo aver sostenuto il referendum, nelle urne ha espresso un parere diverso - osserva Mario Bezzi, fra i sostenitori del comitato del sì -. Ancora una volta con senso di responsabilità i cittadini di Ponte di Legno avevano teso la mano alle comunità confinanti, ma questo gesto non è stato apprezzato o capito».

Lino Febbrari
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