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17 dicembre 2017

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20.04.2017

Rolex, vino
e gioielli: presi
i big della truffa

Da sinistra i comandanti Salvatore Malvaso, Oreste Gargano e Massimiliano Addonisio  FOTOLIVE
Da sinistra i comandanti Salvatore Malvaso, Oreste Gargano e Massimiliano Addonisio FOTOLIVE

Talmente abili da vendere ghiaccio agli eschimesi. Talmente spregiudicati da pavoneggiarsi con i carabinieri che li hanno arrestati. I cinque truffatori finiti in manette per raggiri andati a buon fine in tutto in nord e centro Italia, per anni si sono spostati con abilità mietendo vittime. Avevano previsto anche un piano di fuga in caso di bisogno. Evidentemente non ha funzionato.

Oltre 50 le truffe consumate e tentate compiute nel 2015 e 2016 a danno di gioiellerie, negozi di elettrodomestici, giardinaggio, allevamenti di cani, pelliccerie, articoli sportivi. Merce sottratta con l'inganno per circa 400 mila euro e del genere più disparato: dalla barca da 25 mila euro alle antenne satelitari. A condurre le lunghe ed estenuanti indagini sono stati i carabinieri di Artogne, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Breno e dal Reparto operativo sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.

Ieri mattina tre persone sono finite in carcere e due ai domiciliari. Si tratta di un 59 enne italiano residente a Darfo Boario Terme, una 35enne romena di Sale Marasino, un 29enne italiano di Pian Camuno, un 59enne italiano di Angolo Terme e un 53enne italiano senza fissa dimora. Per tutti l'accusa, a vario titolo, è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe tramite la realizzazione e utilizzazione di documenti d'identità validi ai fini dell'espatrio e titoli di credito falsi.

La complessa attività investigativa è iniziata a ottobre 2016 quando all'azienda agricola Clarabella di Iseo (tristemente nota per l'omicidio della 25enne Nadia Pulvirenti, lo scorso 25 gennaio) furono acquistate 1200 bottiglie di vino dietro il pagamento di un assegno di 11.750 euro risultato poi falso. L'intuizione che quello non potesse essere un episodio isolato è stata premiata dalle indagini, non facili considerando l'elevata specializzazione del sodalizio criminale che si interessava a «qualunque cosa avesse valore e fosse immediatamente ricettabile» ha spiegato il tenente colonnello Gargano, comandante del Reparto Operativo.

SPACCIANDOSI per medici, professionisti, veterinari, contrattavano di persona con i negozianti per l'acquisto di Rolex, pellicce, gioielli, animali, pianoforti, moto... Spesso proponevano il pagamento in contanti per non destare sospetti, poi passavano alla proposta di pagamento con un assegno circolare. Con grande eloquenza, modi affabili, simpatia e professionalità conquistavano la fiducia dell'interlocutore e se questo chiedeva il documento sfoderavano con sicurezza la patente di guida, la carta d'identità e il codice fiscale. Tutto rigorosamente falso e calcolato: l’acquisto avveniva a ridosso del fine settimana o festività, così che la vittima non potesse fare controlli in banca. Tutta la merce veniva poi rivenduta scontata al 50 per cento del valore. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti in un residence di Sulzano i macchinari per falsificare i documenti, cinque chihuahua, 30mila euro, merce varia e una pistola perfettamente funzionante con munizioni e matricola non abrasa, ma non risultante nella banca dati. In un capannone di Bagnolo Mella, invece, c’erano centinaia di oggetti, un vero e proprio bazar.

«Ci stanno chiamando i colleghi da ogni parte d’Italia per capire se il materiale è stato rubato nel loro territorio» ha sottolineato il maggiore Salvatore Malvaso, comandante della Compagnia di Breno. I cinque alla vista dei carabinieri si sono sorpresi: «Per delle truffe state facendo tutto questo casino?» avrebbero detto. «Gente di eccezionale caratura delinquenziale che non esitava anche a truffare altri truffatori» ha concluso Malvaso.

Paola Buizza
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