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19.01.2019

Dopo l’esplosione, la rinascita Ora Marco è finalmente a casa

Il cratere di erba bruciata provocato dal petardo che aveva gravemente ferito il piccolo Marco L’intervento dei carabinieri al parco di Cologne la sera dello scoppio
Il cratere di erba bruciata provocato dal petardo che aveva gravemente ferito il piccolo Marco L’intervento dei carabinieri al parco di Cologne la sera dello scoppio

Ieri Marco è tornato finalmente a casa, tirando il fiato dopo due settimane di ricovero nella clinica «Pederzoli» di Peschiera segnati da un intervento chirurgico complesso e da una convalescenza difficile. Ci era arrivato dall’ospedale di Bergamo, il primo ricovero dopo l’incidente che gli aveva dilaniato la mano destra: colpa di un mostruoso petardo rimasto inesploso che aveva trovato nel parco Verziere di Cologne, la cittadina in cui abita. ERA STATO operato per tre ore dai chirurghi Rico Bernardini e Christoph Ildebrando, e da quella notte la mamma Laura Alghisi e il marito Alberto Turra hanno fatto la spola tra Cologne e Peschiera seguendo l’evolversi della terapia. Fino a ieri mattina, quando i medici, esaurito il periodo a rischio, hanno autorizzato la dimissione. «Oggi è tornato nella sua casa - ha raccontato la mamma- lasciando una clinica in cui era diventato il beniamino di infermieri e medici. Dovrà ancora tornare a Peschiera ogni settimana per le terapie almeno per un mese, ma per lui e per me e Alberto è un ritorno importante. Marco c’è, con tutta la sua vivacità e il suo calore. Aveva una gran voglia di tornare a casa e ritrovare i suoi amici, che sono arrivati subito dopo la scuola per una merenda con pasticcini per festeggiare». La mamma, che ha trascorso anche la notte di giovedì in ospedale, continua: «In clinica ha fatto impazzire tutti negli ultimi giorni, era quasi la mascotte del reparto. Ringraziamo l’équipe e tutto il personale per la professionalità e l’affetto con cui lo hanno seguito. Siamo felicissimi del suo ritorno anche se ci rendiamo conto che è l’inizio di un percorso. Lui adesso ha ripreso a vivere e già pensa al calcio e alla sua quadra dell’oratorio. Vogliamo anche ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine». «Ci auguriamo che una vicenda simile non tocchi più a nessuno - concludono i genitori -, anche se alla nostra famiglia è andata bene. Speriamo che mai più nessuno lasci un petardo inesploso in un luogo in cui giocano i bambini». •

Giancarlo Chiari
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