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13.03.2019

Inquinamento, azienda assolta

I cantieri Tav che portarono alla luce l’inquinamento di una falda
I cantieri Tav che portarono alla luce l’inquinamento di una falda

La responsabilità della contaminazione della falda, individuata nel 2015 a Ospitaletto durante i lavori di costruzione della Tav non è da attribuire alla Cromatura Cotelli di via Padana Superiore. Ci sono voluti più di tre anni per approdare al decreto di archiviazione per «infondatezza della notizia di reato». Le analisi effettuate dall’Arpa avevano evidenziato la presenza di cromo esavalente fino a 364 microgrammi per litro, 70 volte oltre i limiti di legge. La Provincia aveva subito individuato il «colpevole», a fronte del fatto che gli esiti del monitoraggio avevano accertato «il supero delle concentrazioni soglia a valle idrogeologica dell’insediamento della cromatura». Il prossimo passo - si leggeva nel verbale - imporrà la bonifica. «Si è sempre gridato ’al lupo’ verso una ditta che faceva cromatura, ma finalmente questo provvedimento di archiviazione ha il sapore, se non altro, di un risarcimento morale nei confronti di chi è stato per lungo tempo messo alla berlina - sottolinea il legale dell’azienda, Alessandro Stefana -. La Procura aveva aperto un procedimento penale, le cui approfondite indagine risultano ora concluse». Nel verbale di archiviazione, la Procura sottolinea che «gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari evidenziano l’insussistenza di fatti penalmente rilevanti attribuiti agli indagati» e che «l’accertata contaminazione della falda da cromo VI non è correlabile all’attività attuale o pregressa dell’insediamento produttivo, inizialmente individuato come possibile fonte, ma escluso dai successivi accertamenti condotti dall’Arpa». Sullo sfondo resta l’interrogativo: chi ha contaminato la falda? •

C.REB.
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