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11.09.2018

«Ecco perché Oscar Bellicini non è il piromane»

I boschi di Bienno in fiamme durante il gravissimo incendio Incendio in Valle Camonica: depositate le motivazioni della sentenza
I boschi di Bienno in fiamme durante il gravissimo incendio Incendio in Valle Camonica: depositate le motivazioni della sentenza

L’assoluzione, con formula piena, risale al 9 luglio. Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza in cui viene spiegato perché Oscar Bellicini non è il piromane che diede fuoco ai boschi di Bienno il 4 gennaio 2017. Anche secondo il giudice Riccardo Moreschi si può tranquillamente parlare di un incendio doloso. Ed è provata anche «la presenza dell’imputato in zona prossima all’incendio nel momento in cui era appiccato il fuoco». Ma sono diversi gli elementi, nelle quindici pagine di motivazione che portano a concludere per l’innocenza dell’imputato, difeso dagli avvocati Ennio Buffoli ed Elisa Zanella. IN PRIMO LUOGO «è provata la presenza in zona di altri innumerevoli soggetti, in orario compatibile con l’innesco dell’incendio». Viene spiegato, tra l’altro, parlando di altri veicoli, che «né l’autovettura con targa straniera né la Suzuki Jimmy sono state oggetto di accertamenti, avendo gli inquirenti incentrato le indagini unicamente sull’autovettura del Bellicini, in ragione dell’attività di bracconaggio esercitata dalla sua famiglia». Ma non è solo una questione di auto per il magistrato, bisogna considerare anche le strade: «In secondo luogo, dall’istruttoria, è emerso come la SP 345 non fosse affatto l’unica via percorribile per raggiungere il punto d’innesco». E in merito viene fatto presente che la zona è particolarmente trafficata. Ma non sono stati trovati ordigni incendiari «che avrebbero consentito di appiccare il fuoco con un lancio dal finestrino». Quindi «l’autore del delitto giunto in automobile avrebbe dovuto parcheggiare lungo la carreggiata, salire la scala (ben visibile dalla strada), versare il liquido infiammabile, incendiarlo e fare ritorno al proprio veicolo, esponendosi al rilevantissimo rischio di essere visto. Appare dunque pienamente accreditabile l’alternativa prospettazione difensiva, secondo cui elementari principi di prudenza avrebbero dovuto indurre l’autore del delitto a recarsi sul posto a piedi». In quanto poi al movente del delitto ravvisato nell’attività di bracconaggio, non ci sarebbero «risultanze processuali idonee ad attribuire il reato a Bellicini Oscar». Bisogna poi aggiungere, a tutto ciò che «l’incendio era giunto fino a poche centinaia di metri dall’abitazione di Campolaro in uso ai Bellicini». E «a fronte di tale fragile costrutto accusatorio, la versione difensiva offerta dall’imputato si rivela pienamente coerente e riscontrata dalle ulteriori risultanze probatorie». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

M.P.
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