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05.01.2019

«Gli incidenti sono il frutto d’una gestione da buttare»

Abbattimenti sotto processo
Abbattimenti sotto processo

Arriva anche dagli ambientalisti un commento del tragico incidente avvenuto lungo la «A1», ed è naturalmente fuori dal coro. La Lega per l’abolizione della caccia «esprime le più sentite condoglianze e la propria vicinanza ai parenti della vittima e alle persone ferite da questo drammatico incidente, e vorrebbe che l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi e i vertici della Coldiretti facessero altrettanto, evitando di speculare ancora una volta sul caso cinghiali». Secondo la Lac si sta infatti «dimenticando, come sempre, di citare l’origine del problema e di ammettere i clamorosi errori gestionali fatti finora. Questa tragedia è la conseguenza di una pessima gestione di questa specie, che per decenni ha previsto solo abbattimenti e nessuna prevenzione dei danni e degli incidenti stradali. Ci si dimentica poi del fatto che sono stati i cacciatori a importare dall’Est europeo e liberare esemplari di dimensioni maggiori e molto più prolifici rispetto alla varietà autoctona, mentre proprio ai cacciatori si vuole delegare una eradicazione che loro per primi non vogliono». «DA ANNI - prosegue l’associazione - la Lac ricorda che la pressione venatoria frammenta i branchi altrimenti stabili, e crea piccoli gruppi che si riproducono rapidamente occupando i territori appena “liberati“. Da anni ricorda anche la pratica dell’alimentazione artificiale, attuata perché questi ungulati continuino a rappresentare una occasione per sparare ovunque e tutto l’anno. Ogni anno l’esercito delle doppiette fa decine di vittime e centinaia di feriti: tanti chiedono altre fucilate e nessuno dice che è proprio quella caccia senza quartiere invocata e già ampiamente praticata a spingere i cinghiali (che proprio a causa degli abbattimenti paradossalmente crescono di numero) braccati da mute di cani, a rifugiarsi vicino ai centri abitati e ad avvicinarsi a infrastrutture come le strade che normalmente eviterebbero». «Per questi motivi - è la conclusione - la Coldiretti e l’assessore lombardo farebbero meglio a chiudere piuttosto gli spari e a promuovere azioni per far risarcire i danni provocati da questa specie da chi l’ha importata e liberata sul territorio».

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