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29.12.2017

L’allerta valanghe
rientra a metà Bazena
«ok», Gaver in apnea

L’imponente coltre bianca che ha coperto il passo del Gaver:  per la riapertura sarà questione di ore
L’imponente coltre bianca che ha coperto il passo del Gaver: per la riapertura sarà questione di ore

Dopo una faticosa giornata di lavoro in mezzo a una coltre di neve che raggiungeva il metro di altezza le squadre di pronto intervento del Broletto sono riuscite ad aprirsi un piccolo varco lungo la strada provinciale 669 che porta al Gaver, chiusa da mercoledì per il rischio valanghe. Nonostante l’incessante opera dei mezzi spalaneve e l’impiego di frese e pale meccaniche speciali, i tecnici hanno potuto liberare soltanto parzialmente la carreggiata che a tarda serata era transitabile soltanto su una corsia. Nella notte si lavorerà ad oltranza per ripristinare la piena transitabilità del segmento di asfalto compreso tra Val Dorizzo e il passo. Se non ci saranno nuovi ostacoli, la provinciale tornerà agibile già da stamattina. LA DIFFICOLTÀ dell’intervento di messa in sicurezza è lo specchio fedele della tormentata storia della strada per il Gaver da sempre in ostaggio del pericolo di distacco di blocchi di ghiaccio, una situazione che ha finito per affossare anche gli impianti sciistici del comprensorio messi in vendita in autunno. Si sono invece rilevate decisamente meno complesse del previsto le operazioni per far tornare transitabile il tratto di provinciale 345 che va dalla località Campolaro al Bazena. L’arteria era stata chiusa per il rischio di uno scivolamento a valle di blocchi di ghiaccio in bilico a mezza costa nei pressi del passo. In questo caso è stata decisiva l’azione del vento che ha ripulito la parte più superficiale della massa di neve e provocato il distaccamento naturale delle parti pericolanti. La strada è stata riaperta nelle prime ore di ieri mattina, al termine del sopralluogo del nivologo. La giornata di mobilitazione è iniziata infatti con la doppia ricognizione aerea dell’elicottero con la speciale campana Daisy Bell che si è levata in volo ieri mattina, con a bordo il nivolgo della Provincia. L’obiettivo tentare un un distacco artificiale degli ammassi di neve più pericolosi. Il metodo Daisy bell, utilizza una apposita campana, agganciata al gancio baricentrico dell'elicottero, nella quale viene convogliata una miscela esplosiva di idrogeno e ossigeno che innesca un'esplosione controllata. La detonazione, genera un’onda d'urto in grado di provocare il distacco di una eventuale massa nevosa debolmente consolidata. Lo scoppio avviene in aria, ad una altezza dal manto nevoso variabile fra i due e i cinque metri. Se lungo la strada per il Bazena non è stato necessario l’impiego della Daisy bell, sul Gaver il forte vento ha impedito le operazioni. A METÀ MATTINA Antonio Bazzani consigliere provinciale delegato a Strade e Viabilità ha fatto il punto della siuazione. «Il vento fortunatamente ha ripulito il manto nevoso dalle parti più instabili superficiali, rendendo la situazione meno critica, come documenta la relazione del nivolgo che ha effettuato questa mattina due sorvoli sul tratto interessato», ha confermato Antonio Bazzani lasciando presagire a una rapida riapertura di entrambe le provinciali. Invece, mentre la strada del Bazena tornava agibile, sul Gaver i mezzi d’opera per lo sgombero della neve hanno cominciato ad incontrare problemi per l’enorme massa bianca che ostruiva la carreggiata. Le operazioni sono proseguite nella notte con l’ausilio di fotoelettriche. La situazione va dunque verso la normalizzazione anche perchè la perturbazione ha allentato la morsa lasciando già da ieri spazio al tempo stabile. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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