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05.11.2017

Lago d’Idro, una centralina
ha rialzato il livello di allarme

La zona dell’alto Eridio interessata dal progetto centralina
La zona dell’alto Eridio interessata dal progetto centralina

Non c’è davvero pace per gruppi e associazioni che lavorano da anni per la tutela del lago d’Idro e del fiume Chiese. L’ultima preoccupazione arriva da Nord, creata da un piano che prevede la realizzazione di una centralina idroelettrica sul Chiese nel territorio della trentina Bondone (Trento), a pochi metri dall’immissione del fiume nel lago d’Idro.

LA NOTIZIA è diventata di dominio pubblico quasi per caso in questi giorni: nei cassetti dell’amministrazione comunale c’è un progetto preliminare per la costruzione di un impianto tecnicamente definito «ad acqua fluente» poco a valle della confluenza del corso principale col torrente Caffaro, e oltre ai timori ambientali, qualcuno sottolinea la perplessità per la «segretezza» che ha circondato l’operazione. Preparato qualche tempo fa da «Sta Engineering», l’anno scorso il piano è stato acquistato per 17 mila euro da «E.S.Co. Bim e Comuni del Chiese spa», una società completamente pubblica che vede tra i soci il Bim del Chiese e i 7 comuni trentini della valle omonima (Bondone, Borgo Chiese, Castel Condino, Pieve di Bono-Prezzo, Sella Giudicarie, Storo e Valdaone).

Questa realtà ha tra le proprie finalità la gestione e il coordinamento di varie azioni in materia energetica sull’intero bacino imbrifero del fiume trentino-bresciano col fine di produrre vantaggi economici in ogni paese associato, ma con questa operazione ha «gelato» i comitati a difesa del lago d’Idro; che sono già in allarme.

Il sindaco di Bondone Gianni Cimarolli, però, minimizza. «È vero: esiste un preliminare, non potevamo dire di no a prescindere - commenta -, ma da qui alla realizzazione ci sono molti ostacoli da superare. L’iter è piuttosto lungo e prima di tutto ci saranno le verifiche del caso, visto il luogo particolarmente importante. Il basso o nullo impatto ambientale è fondamentale perchè il progetto venga approvato dalla Provincia, cosa non del tutto scontata. Comunque noi siamo i primi a non volere un impianto che deturpi l’ambiente: abbiamo in progetto la sistemazione del centro sportivo di Idroland che è nella stessa zona, e non vogliamo di certo che a fianco sorga una struttura che rovini il paesaggio».

Gli risponde indirettamente Alex Marini, ex presidente dell’associazione «Più democrazia in Trentino», il quale parla di un problema di trasparenza, perché di un progetto simile non sarebbero stati informati neppure i consigli comunali interessati.

I numeri? L’impianto avrà una portata massima di 22.800 litri al secondo, sarà collocato in una struttura parzialmente interrata e alimentato da un salto di 2,79 metri. E costerebbe circa due milioni e 165 mila euro: trattandosi del Trentino non sarà il costo a fermarlo.

Mila Rovatti
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