Club pronti alla ripartenza che altrove è già iniziata

È stata annunciata questa settimana l’iniziativa dei Tre Allegri Ragazzi Morti a sostegno dei live club italiani: un docu-live che verrà trasmesso in streaming esclusivo su Bandcamp il 21 aprile, riservando l’importo del biglietto per una metà a copertura dei costi di produzione del concerto-documentario stesso e per metà al locale scelto in fase d’acquisto tra i 25 aderenti: a Brescia si tratta della Latteria Molloy. Non a caso, perché il leader del gruppo Davide Toffolo (visto e sentito all’’opera di recente al Festival di Sanremo come guest star degli Extraliscio) sul palco di via Ducos è di casa da anni. Questo progetto è l’esempio, un segno, dello slancio che sta caratterizzando la seconda parte di questo estenuante lockdown per i locali di musica dal vivo e djset. Che sono stati luoghi di ritrovo trasversale e intergenerazionale e proprio non intendono autoinfliggersi un «De profundis» prima del tempo. Sperimentano soluzioni, adottano nuove formule, sfruttano la Rete e si preparano a ripartire quando riaprirà un mondo che sarà inevitabilmente diverso da quello in cui vivevamo prima della pandemia da Covid 19. L’ora delle recriminazioni non è affatto passata, la rabbia è ancora tanta e il pensiero di quanto è accaduto e sta ancora accadendo oltreconfine l’alimenta di continuo: in Germania, per esempio, Berlino sostiene sotto ogni punto di vista i club di musica parificandoli alle istituzioni culturali; la Festa della musica si farà in presenza, mentre il Fusion Festival - da sempre attento alle tematiche sociali e ambientali - ha annunciato che l'edizione 2021 si svolgerà regolarmente a fine giugno, organizzando un sistema di test Pcr all’entrata per annullare il rischio di contagio, Saranno due weekend da 70 mila spettatori in tutto. «La lotta alla pandemia è ormai una questione anche politica», hanno scritto gli organizzatori nella newsletter del Fusion, sottolineando come la cultura (in senso lato, eventi live naturalmente compresi) sia stata «il settore più penalizzato». Tanto vero. In Italia di più: qui restano chiusi i teatri che sono aperti al 60 per cento dei posti disponibili in Spagna, dove hanno appena ospitato un concerto sperimentale per 5 mila tamponati e mascherati; qui non è come in Australia, dove i Tame Impala il mese scorso hanno fatto due show sold-out con il pubblico senza mascherina e distanziamento. Eppure, anche qui, si respira un’aria nuova. Qualcosa è cambiato anche se niente è stato riaperto e il contesto rimane sconsolante. Ma la Brescia della notte ha ripreso coraggio. Intravede il traguardo dell’uscita dalla fase acuta della pandemia con le relative restrizioni, anche se nessuno sa quando sarà possibile tagliarlo. Ha la forza (di volontà e non solo) di chi ha subìto (e superato) una selezione naturale: chi non aveva sufficienti risorse ha finito per soccombere, chi è rimasto in piedi non lascia ma raddoppia; non si piange addosso, vuole solo ricominciare. Ripartiranno in pochi, probabilmente. Si riformerà un mercato sulla macerie di ciò che è stato. Ma dovrà cambiare anche la percezione di un mondo che a queste latitudini non è mai stato ritenuto una priorità. Una miopia che è parte consistente del problema.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA