Elisabetta Cabona La poesia limpida con il naso all’insù

«Scalano il cielo gli anni» è la nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona
«Scalano il cielo gli anni» è la nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona
«Scalano il cielo gli anni» è la nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona
«Scalano il cielo gli anni» è la nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona

Per uscire dagli «oscuri meandri della vita», per salire più su, c’è chi cerca una scala. E c’è chi la trova. Magari nel sostegno saldo e leggero della poesia, specialissima «scala che ci congiunge/ alla fonte infinita della luce»; lassù, sopra le nubi nere del tempo che passa, con passo non sempre lieve. «Scalano il cielo gli anni» (Manni editore, 92 pagine, 14 euro) è l’eloquente titolo della nuova silloge poetica di Elisabetta Cabona. Già docente di greco e latino ai licei, l’autrice bresciana all’eleganza semplice e misurata di limpidi versi consegna la verità di un animo capace di «scalare». Avendo - prima - imparato a scavare. Entrare dentro il mistero della vita, incontrare ombre, ferite, segreti, aiuta ad uscirne arricchiti. Succede a Elisabetta Cabona, al suo sguardo pacato e curioso, fiducioso in quello squarcio d’azzurro che - sopra nubi e nebbie - addita altre, più alte, mete. Un Oltre che chiama e conforta. L’immensità infinita, sopra; sotto - nell’aiuola che ci fa tanto feroci - l’umanità ferita, l’anima smarrita... Stridenti rime; dissonanze; perenni contrasti. È il nodo da cui esce - e si scioglie - questo canto: un dialogo silenzioso con gli affetti più vivi, con la preziosa «invisibile presenza» dei genitori, con le stelle che stanno in alto, accanto alla sorella «Rosa carissima». Il passato e la famiglia (agli «amatissimi nipoti» è dedicato il libro), la casa e il giardino animano pagine dense di ricordi lontani e nuove emozioni, nell’ascolto del mutevole linguaggio della Natura. L’evolversi lento delle stagioni tra in(de)finite sfumature di colori e di umori. Respiri, soffi di vita, voli. L’inattesa farfalla; una lucertola gentile; il becco del merlo sui chicchi rossi del melograno; il giallo fresco e improvviso di un crocus. E il canto delle cicale... Loro sono ignare del male: dolore, morte e... «ancora guerre/ sotto la sorprendente/ bellezza del cielo». Un lassù che incoraggia; una luce che - nel giardino poetico di Elisabetta Cabona - riaccende il fiore della speranza.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA