URNE E INCOGNITE

Il rischio di una chiamata balneare

Risale al giugno del 1991 la celebre esclamazione di Bettino Craxi, «andate al mare», con cui invitava gli elettori all'astensionismo nei confronti del referendum proposto da Mario Segni che intendevano introdurre la preferenza unica nel sistema elettorale dell'epoca. Oggi pare essere il Legislatore stesso a indurre il cittadino a non votare, convocando i comizi per le prossime elezioni amministrative domenica 12 giugno - in tandem con i referendum sulla giustizia di recente certificati dalla Corte di Cassazione -, con l'eventuale ballottaggio due settimane dopo, il 26 giugno. Se è vero che anche cinque anni fa si era votato più o meno negli stessi giorni, è altrettanto vero che nell'ultimo lustro la freddezza nei confronti del momento elettorale è letteralmente decuplicata, con esiti a dir poco imbarazzanti. Scomodiamo come esempio (oltre il) limite le elezioni suppletive per la Camera dei Deputati nel collegio di Roma-Centro dello scorso gennaio, in cui si è espresso un misero 12% degli aventi diritto. E poi ricordiamo che anche le scorse amministrative autunnali, che pure coinvolgevano città importanti, da Roma a Torino, da Milano a Napoli e Bologna, hanno manifestato una disaffezione nei confronti della politica. che sta prendendo sembianze sempre più fastidiose e di cui non si può non tenere conto: l'affluenza al secondo turno in una centro nodale come la Capitale è crollata al 46%, mentre in una città del Nord solitamente sollecita nel recarsi alle urne - Trieste - si è allora toccata la soglia del 35%, minimo storico. Nel capoluogo giuliano, inoltre, il candidato del centrodestra, uscito abbondantemente in vantaggio al primo turno, ha visto letteralmente erodere il distacco dal rivale e ha rischiato di perdere al secondo turno. Non è difficile intuire come la scelta di un mese praticamente già estivo come giugno non favorirà la corsa alle urne, né avvicinerà il cittadino a una politica che viene sempre più percepita come distante e dalle modalità imperscrutabili. Starà ora ai partiti mobilitare coscienze e interesse, recuperando un elettorato martoriato da due anni di pandemia e da una guerra che sta assorbendo i mezzi di informazione. La vera e prima sfida, anche in provincia di Brescia, dove si vota un un centro importante come Desenzano e in altre dieci rilevanti realtà comunali, sarà indubitabilmente quella di portare alle urne gli elettori, di coinvolgerli in un nuovo progetto nelle rispettive città e paesi, di rianimare una partecipazione che è sempre più difficile da proporre. Magari tenendo a mente quanto soleva esortare Alcide De Gasperi: «Cercate di promettere un po' meno di quello che pensate di realizzare se vinceste le elezioni».