La previdenza e i soliti noti

Il pasticciaccio brutto delle pensioni diventa un caso politico. Con tanto di divisioni nel Governo. Un copione quasi inedito nell'anno primo dell'era renziana. Il tema è sicuramente caldissimo: la decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il blocco degli adeguamenti automatici per le pensioni superiori a tre volte il minimo (poco più di 1.400 euro al mese) apre una voragine di oltre 13 miliardi nei conti dello Stato. Ma, al di là dei problemi di bilancio, le sentenze vanno rispettate. Così le parole del sottosegretario all'Economia di Scelta Civica, Enrico Zanetti, sono subito apparse fuori tono tanto da meritare la replica seccata di Palazzo Chigi. Si può discutere per giorni sulla moralità o meno di riconoscere arretrati per circa 85 euro al mese a pensionati che ne guadagnano già 1.400, in un momento particolarmente difficile per il Paese e con l'esercito dei poveri e dei disoccupati che continua ad aumentare. Ma Zanetti dovrebbe sicuramente riconoscere che fu poco «morale», all'epoca, mettere le mani nelle tasche di una categoria, quella dei pensionati, iscritta di diritto al partito dei soliti noti e, quindi, dei tartassati. Proprio per questo, gli interventi sulle pensioni non dovrebbero mai essere realizzati per fare cassa o far quadrare i conti pubblici ma solo, ed esclusivamente, per assicurare e mantenere quel patto generazionale fra vecchi e giovani lavoratori. L'intervento previdenziale varato all'epoca dal governo Monti e «benedetto» dalle lacrime della Fornero seguiva, invece, una logica diametralmente opposta, quella dell'emergenza finanziaria.
Ora, per il Governo, bisognerà correre ai ripari per evitare di far saltare i difficili equilibri dei conti dello Stato. Al ministero dell'Economia si stanno studiando varie ipotesi. Fra le più gettonate anche quella di reintrodurre il tetto alle perequazioni alzando l'asticella fino ai trattamenti almeno 5 volte superiori al minimo. Un intervento che, per la verità, ha già un precedente in uno dei governi guidati da Berlusconi. Ma, forse, sarebbe meglio approfittare di questo momento per fare piazza pulita sulle tante voci e ipotesi che ancora continuano a circolare sul fronte della previdenza, fissando alcuni principi e rivedendo le norme della riforma Fornero che non vanno o che hanno creato ulteriori pasticci. Perché, se vogliamo restare sul terreno dell'etica, sarebbe estremamente «immorale» continuare a generare incertezze fra i pensionati vecchi e nuovi, continuando a mettere le mani in tasca ai cosiddetti soliti noti, pensionati e lavoratori dipendenti, che hanno già pagato il prezzo più alto della crisi.
ALESSANDRO CORTI