Matteo adesso ha l'arma carica

Si capisce fin troppo bene perché Matteo Renzi abbia scelto la strada del muro contro muro contro una parte del suo stesso partito per portare a casa la legge elettorale. Ben prima di sostituire Enrico Letta alla guida del Governo, come neo-segretario dei Democratici, si era addirittura inventato il patto del Nazareno con Silvio Berlusconi pur di dare al Paese un nuovo sistema di voto. Cedere prima del traguardo sarebbe stata una sconfitta irreparabile, ben più grave, forse, di una bocciatura nelle aule parlamentari.
Con l'approvazione ieri dell'Italicum si può ben dire che inzia una «fase due» della politica. Vuoi perché il premier ha in mano una pistola ormai carica (le elezioni anticipate con il nuovo sistema) vuoi perché da oggi potrà dedicarsi senza essere distratto da un obiettivo da raggiungere ad ogni costo ad altri decisivi interventi per mettere ordine nei nostri conti pubblici (vedi il buco provocato dalla sentenza della Consulta sulle pensioni) e ridare fiato e spinta ad una ripresa ancora troppo lenta e ingessata.
Quanto alla minoranza del Pd che ha votato contro l'Italicum o ha abbandonato l'aula di Montecitorio, si dovrà rassegnare e aspettare il congresso del 2017 per fare i conti con Renzi. Gli oppositori hanno tentato, con una buona dose di irresponsabilità, di trasformare l'emiciclo della Camera in una sorta di congresso anticipato con due obiettivi: far cadere Renzi e magari andare al voto con un proporzionale puro (con il risultato che sarebbero risorte dalle ceneri le larghe intese e i vari Cuperlo, Civati e Fassina si sarebbero ritrovati fra i piedi Silvio Berlusconi) o in alternativa sfilare dalle mani del premier la guida del partito. Obiettivi mancati entrambi e senza nemmeno l'ardire, per alcuni, di proclamare a gran voce una vera scissione che in realtà sta già nei fatti.
Renzi potrà anche non avere il pieno controllo del Pd, ma certo la minoranza non è, e non è mai stata, un corpo unico tale da poter rovesciare con un complotto di palazzo il risultato delle primarie.
Quanto a Forza Italia siamo ancora in attesa di una spiegazione sul perché tre mesi fa la stessa legge era votabile al Senato e ieri invece no. Brunetta e prima ancora Berlusconi dovranno anche chiarire questa strana alleanza che si è consumata tra il centrodestra (Lega compresa) e gli ultimi residui del comunismo targato Pd e rappresentato in parte da Fassima e Civati e in parte, ma fuori dai Democratici, da Vendola. Senza contare Grillo e il Movimento 5Stelle. La politica può anche essere strana, ma qui siamo al teatro dell'assurdo o se si preferisce del ridicolo.
RICCARDO BORMIOLI