LE SFIDE E IL FUTURO

SALUTE E LAVORO: COSÌ L’ITALIA RIPARTE

«Ci sono momenti in cui bisogna fare anche se si è impopolari», ha dichiarato un paio di giorni fa il premier, Mario Draghi, citando Beniamino Andreatta. E l’obbligo del Green pass esteso a tutti i lavoratori, pubblici e privati, va sicuramente nella direzione del «fare» e del «decidere». Perché dà una spinta, che si spera decisiva, alla campagna di vaccinazione e mette in sicurezza il mondo produttivo. Insomma, salute e lavoro. Poco importano, da questo punto di vista, i mal di pancia di alcuni partiti o le resistenze di qualche parlamentare che invece di dare il buon esempio è pronto a fare ricorso alla Consulta. La verità è che il Green pass è essenziale per rendere più veloce la ripartenza. L’economia sta già marciando ad un ritmo migliore rispetto ad ogni previsione, proprio ieri Fitch ha rialzato al 5,7% le stime di crescita. Le imprese sono tornate a investire e ad assumere. Nelle città sono riapparsi i turisti. Il mercato immobiliare mostra segni di risveglio. Se a tutto questo aggiungiamo le ingenti risorse del Pnrr, l’Italia ha davanti a sé un’occasione unica per lasciarsi finalmente alle spalle i diciotto mesi orribili della pandemia. Ma, per centrare davvero l’obiettivo della ripartenza, occorre rimboccarsi le maniche e tornare a lavorare come (e più di) prima della pandemia scatenata dal Covid. Garantendo la sicurezza sui posti di lavoro. Strade alternative sono impraticabili e rischiano di creare danni irreparabili nel caso di nuovi lockdown. Il Green pass, più che un obbligo è un lasciapassare per tornare ad essere liberi.

Antonio Troise

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