Il Garda da mordere e il Garda da vivere

Abbiamo oggi nel giornale due «pezzi» che riguardano il Soprintendente alle belle arti e al paesaggio di Brescia, architetto Luca Rinaldi. Uno è un intervento scritto di suo pugno dal Soprintendente in persona: sostiene e spiega che la famosa «ciclovia del Garda» è un’opera non sostenibile. Per i costi, per le difficoltà tecniche e soprattutto perché non è ammissibile, afferma, sfregiare il paesaggio del Garda in nome di una «trovata» acchiappa turisti. Ma sempre nel giornale di oggi c’è anche un appello rivolto proprio al Soprintendente, per le penose difficoltà di una delle ultime allevatrici di capre dell’alto Garda: possiede costei una malga sul monte dove alleva 90 capi, ormai quasi irraggiungibile per la condizione sgarruppata della mulattiera, che non si può asfaltare a causa dei vincoli paesaggistici. Dice l’appello: con quasi tutte le strade ormai cementificate in nome di mille di quelle «trovate» acchiappa turisti, proprio questa deve rimanere sterrata? Nella sua saggezza e competenza, saprà ben cogliere il Soprintendente la differenza tra chi il Garda lo «morde e fugge» come un oggetto di consumo e chi invece il territorio lo vive e lo fa vivere.