l'intervista

Blanco e Mahmood "Cara Brescia aspettaci"!

di Gian Paolo Laffranchi
Le prove già effettuate sul palco dell'Eurovision Song Contest a Torino promettono di emozionare (Foto ESC)
Le prove già effettuate sul palco dell'Eurovision Song Contest a Torino promettono di emozionare (Foto ESC)
Blanco e Mahmood

Piacciono, affascinano e ormai sono ovunque. Blanco & Mahmood, i più attesi all’Eurovision Song Contest di Torino dove si esibiranno direttamente nella finale di dopodomani, incarnano la generazione di fenomeni di questo tempo inquieto. «Il mondo nuovo è qui» è la mostra a loro dedicata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con gli scatti creativi di Luigi&Iango. Intanto la stampa internazionale accredita Riccardo Fabbriconi e Alessandro Mahmoud fra i favoriti: a un’incollatura dai rivali ucraini della Kalush Orchestra, potenziali degni eredi dei Måneskin che hanno saputo cogliere l’attimo l’anno scorso confezionando una performance epocale. Da «Zitti a buoni» a «Brividi»: si può fare anche se una doppietta italiana sarebbe clamorosa e non a caso già si registrano attacchi gratuiti come quello di El Mundo, che sulle sue colonne, fra un elogio e l’altro («l’aura più magica è la loro, hanno una ballata avvincente, danno sensazioni profonde»), li definisce «icone di uno dei gruppi che più da vicino seguono l’evento, come i LGTBQ» e parla di «primo duetto che canta una storia apertamente omoerotica nella storia del festival». Come se volessero piegare la loro arte a scelte populiste. Blanco sorride, Mahmood pure. Le polemiche non li sfiorano. Sono costantemente al lavoro a Torino, dove li abbiamo raggiunti nell’imminenza di una serata che può significare tanto per le loro carriere e anche, assolutamente, per il buon nome del pop italiano.

Sensazioni da vigilia?
B e M: 
Noi in generale non siamo mai contenti, ma è perché siamo fatti così. Sta andando tutto bene.

Brescia vi aspetta: Mahmood il 7 luglio, Blanco giocando in casa il 27 e il 28 maggio.
B: 
Grande Brescia! Che bello. Io sono di casa, certo. È la mia terra.
M: Non vedo l’ora. Sono carico e voglio la gente di Brescia carica: aspettatemi, sto arrivando!

Blanco, com’è arrampicarsi sul tetto d’Europa partendo da Calvagese della Riviera?
B:
Per me crescere in un paesino gardesano è stato uno stimolo. Anche la noia mi ha aiutato, perché è stata la noia a farmi iniziare a fare musica. La realtà di Calvagese in cui sono diventato grande mi ha dato una spinta. E sul lago ci sono posti davvero magici.

Mahmood invece è di casa in Sardegna.
M:
Ci tornerò presto in tour, assolutamente.
B: Anch’io sarò in concerto a Olbia, il 12 agosto. E ne approfitterò per stare in vacanza.

Prima volta all’Eurovision per Blanco, seconda per Mahmood che ha preso la piazza d’onore con «Soldi» 3 anni fa. Come state vivendo queste giornate così atipiche?
M: Per me è come se fosse la prima volta, così diversa da quando ero a Tel Aviv e non appena scendevo dall’hotel mi ritrovavo in spiaggia. Qua siamo a Torino, in Italia, sono vicino a casa, ci sono i miei amici, non sono dall’altra parte del mondo come allora. Si respira un’altra aria.
B: Io ho fatto il giro dell’Eurovillage in monopattino in scioltezza e sono entrato dritto: la polizia quando mi ha visto mi voleva fermare! È un posto fighissimo, nel verde. Si sta benissimo.

Sentite la pressione?
M: Ho trovato un equilibrio, negli anni.
B:No. Mi sto divertendo.

La sintonia è da duo di vecchia data, invece è storia di un pezzo solo finora: questione di feeling, questa magìa?
B: 
L’intesa che c’è la sentiamo e la capiamo sempre quando cantiamo vicini. La senti anche tu Ale, vero?
M: Sì, è qualcosa che nasce sul palco. Quando siamo lì tutto cambia, ogni volta ci crediamo sempre di più. Si crea tipo un’energia... E ad ogni esibizione scatta il sorriso.