LA NOVITÀ

«The Watcher», la serie Netflix che è impossibile non guardare

di Luca Canini
Buchi di trama, passaggi a vuoto, divagazioni irritanti e personaggi monodimensionali. Eppure tutto funziona grazie a un meccanismo narrativo implacabile e un cast stellare
Bobby Cannavale, uno dei protagonisti della nuova serie Netflix. Sono sette gli episodi di «The Watcher»
Bobby Cannavale, uno dei protagonisti della nuova serie Netflix. Sono sette gli episodi di «The Watcher»
Bobby Cannavale, uno dei protagonisti della nuova serie Netflix. Sono sette gli episodi di «The Watcher»
Bobby Cannavale, uno dei protagonisti della nuova serie Netflix. Sono sette gli episodi di «The Watcher»

Non è la serie dell’anno e probabilmente ce ne dimenticheremo più subito che presto. «The Watcher», l’ultimo specchietto di Netflix per allodole in cerca di fast food da becchettare, è il classico giocattolone da visione compulsiva, da consumare con il fiatone senza farsi troppe domande e tenendo bassa, molto bassa l’asticella delle attese cinematografiche. Poco di memorabile, insomma, e ancora meno di vagamente originale da segnalare: un condensato iper-vitaminico di luoghi comuni, cliché confusamente assortiti, cose già viste o intraviste, situazioni famigliari riproposte in bassa fedeltà e volti noti. Un bel pasticcio; tirato in piedi buttando al vento milionate di dollari e dato in pasto senza ritegno all’insaziabile platea degli spettatori in cerca dell’eterno miraggio: qualche ora di svago. Voto? 4; 5 se ci si tura il naso. Eppure...

Eppure «The Watcher» funziona

Lo confermano la presenza costante nelle ultime settimane ai piani altissimi della Top 10 di Netflix e il chiacchiericcio social che ha accompagnato la messa in onda. Un gradimento che certifica l’innegabile appeal di un prodotto che programmaticamente se ne frega di durare, di lasciare il segno, di far quadrare i conti della messa in scena. Trama che fa acqua da tutte le parti, personaggi monodimensionali manovrati come burattini, divagazioni inutili che sarebbe stato meglio sforbiciare («taglia la prima bobina e avrai risolto tutti i tuoi problemi», amava ripetere Frank Capra), questioni e spunti lasciati in sospeso: il campionario delle bestialità è sconfinato. Eppure, come dicevamo qualche riga sopra, la trappola scatta e non c’è modo di scampare alla condanna di trascinarsi fino in fondo. Merito di una diabolica infilata di colpi di scena, piazzati ad arte a distanza di una ventina di minuti l’uno dall’altro per evitare che lo spettatore si accorga di essere preso bellamente per i fondelli.

La trama della serie con Naomi Watts e Bobby Cannavale

Ah, di cosa parla «The Watcher»? Una benestante famiglia newyorchese decide di scappare dalla città e di realizzare il sogno di una vera casa nei lussureggianti sobborghi del New Jersey. Peccato che la vera casa in questione sia sinistramente presa di mira da un fantomatico «osservatore», il watcher del titolo; un misterioso vicino-stalker che a quelle mura signorili, a quelle stanze, è legato da un filo rosso sangue; e che attraverso una serie di lettere anonime minaccia i nuovi inquilini di non si capisce bene quali atrocità (Hitchcock e il MacGuffin insegnano: più il terrore è vago, più la paura è reale). Il resto è la classica caccia al colpevole che si snoda lungo un plot lastricato dei soliti sospetti. Chi c’è dietro alla diabolica macchinazione? Una setta di adoratori del maligno? Quello strano insegnante in pensione? La coppia che vive oltre la siepe? Un padre omicida sparito nel nulla dopo aver massacrato la famiglia? Il capo della polizia? L’agente immobiliare? Anche qui la risposta è una sola: chi se ne frega. Conta soltanto che lo spettatore resti incollato al piccolo schermo e che non riesca a liberarsi dalla crescente stretta della trama. Irretito anche da un cast - obiettivamente - di primissimo livello. Sprecato, d’accordoma comunque da applausi. Naomi Watts e Bobby Cannavale su tutti, ma anche Jennifer Coolidge, Margo Martindale, Richard Kind, Mia Farrow, Terry Kinney, Christopher McDonald: sul contributo della squadra di attori c’è poco dire. Ed è l’altro pilastro sul quale poggia l’effimero successo della serie più vista ancora per poco. Già, perché si fa presto a finire nel retrobottega di un immaginario collettivo sempre più bulimico e obeso. Il consumatore moderno, figlio dell’era del tutto a portata di clic, ha bisogno di essere continuamente punzecchiato, ingozzato, stimolato, sospinto. Fino a dove e fino a quando? Bella domanda. Ci sarebbe parecchio da riflettere sulla questione, ma è già il momento di guardare qualcos’altro.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA