Dream Theater: «Il live? Puro e massiccio prog!»

di Claudio Andrizzi
I Dream Theater stasera al Morato: la band americana suonò anche il 21 luglio 2014 in piazza Loggia
I Dream Theater stasera al Morato: la band americana suonò anche il 21 luglio 2014 in piazza Loggia
I Dream Theater stasera al Morato: la band americana suonò anche il 21 luglio 2014 in piazza Loggia
I Dream Theater stasera al Morato: la band americana suonò anche il 21 luglio 2014 in piazza Loggia

Brescia accoglie stasera i titani del prog-metal: i Dream Theater al Gran Teatro Morato nell’unica data nel nord Italia del nuovo «Top of the World» tour, dall’ultimo album pubblicato oltre un anno fa. Inizio alle 20 con l’apertura dei finlandesi Arion, biglietti alle casse o sui circuiti Ticketmaster e Ticketone. Sono passati ormai otto anni dal concerto che la band americana tenne il 21 luglio 2014 in piazza Loggia sotto una pioggia torrenziale. Ma quali sono i rapporti dei Theater con la fanbase italiana? «Le reazioni sono sempre intense ed elettriche, eccitanti e piene di sorrisi e calore - racconta il batterista Mike Mangini -. Per altro le radici della mia famiglia sono italiane, quindi posso dire che in termini di Dna sono uno dei vostri: in effetti la prima volta che arrivai qui rimasi sorpreso dal fatto che mi sentivo stranamente come se fossi tornato a casa. Che tipo di show devono attendersi i fan bresciani? Un massiccio concerto alla Dream Theater: in questo tour abbiamo cambiato numerose canzoni, includendo alcuni fra i classici più amati dalla nostra gente, per questo ci attendiamo reazioni molto positive. I Dream Theater sono insieme da oltre trent’anni: quale il segreto che vi fa andare avanti? Il gruppo non ha nessun segreto. Il successo ottenuto è una specie di obbiettivo comune che tutti cerchiamo di mantenere e migliorare. Questo ci rende estremamente attenti e responsabili in tutto quello che facciamo, consentendoci di superare senza traumi decisioni e questioni che potrebbero essere potenzialmente distruttive. Siete etichettati come una band progressive-metal: ma cosa significa oggi esattamente per voi il termine progressive? Credo che oggi il termine progressive abbia lo stesso significato di quando tutto cominciò. Credo che ciò che rende una band progressive sia soprattutto la combinazione di robusti cambi di indicazione dei tempi e di opere d’arte futuristiche, a volte provocanti. Se qualcosa è cambiato rispetto ai primi ‘70, è che forse il primo prog era più delicato e heavy, mentre oggi è più collegato al metal soprattutto per quanto concerne l’uso delle chitarre. Da batterista dico anche che l’eccesso nell’uso delle batterie programmate compromette il sound realistico del prog «vecchia scuola»: non sono contro integrazioni e arricchimenti di suono ma non posso sopportare che l’elettronica sostituisca uno strumento: toglie profondità. C’è ancora un sogno nel cassetto dei Dream Theater dopo tutti questi anni on the road? Personalmente mi piacerebbe che la band riuscisse ad raggiungere un’audience ancora più ampia, più mainstream, per far conoscere la nostra musica a più gente possibile. Poi io ho anche un sogno personale ed è quello di far conoscere e far ascoltare il mio album solista: non è un disco progressive, ha ritmi molto groovy, anche se credo che alla fine in ogni canzone ci siano almeno 30 secondi dello stile che la gente di aspetta da me. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA