Il postmodernismo degli indimenticabili ’90

Gli anni ’90 della produzione di MCG sono forse i più legati al contesto culturale dell’epoca: i figli legittimi del periodo storico nel quale operava la macchina da presa. Dire ’90 è dire postmoderno. In Italia i flutti di questa corrente iniziarono a scorrere con «Il nome della rosa» di Umberto Eco, il quale possedeva già tutti gli ingredienti necessari a definire il postmodernismo: il labirinto, come simbolo della confusione e della complessità dei tempi moderni; la biblioteca, emblema del mondo ridotto a linguaggio dall’imperante discorso pubblicitario; il complotto, simbolo dell’esclusione dell’uomo comune dalle trame del potere; la storia e il passato, ricreati artificialmente, come puro spettacolo «televisivo»; il già visto e il già detto, emblemi della saturazione e della sovrabbondanza delle informazioni ricavate dalla veloce diffusione dei social media; il trionfo del virtuale e l’abbandono progressivo della natura. Il prefetto Gonnella de «La voce della luna» attraversa il film dilaniato dal proprio senso di paranoia e dal timore di una cospirazione inesistente, mentre il protagonista - Ivo - prova a tutte le donne presenti al festino la scarpa della sua amata, cercandola dappertutto. È il famoso già detto tipico della corrente postmodernista e centrale, anche, nel film «Pensavo fosse amore… invece era un calesse», dove il quadrilatero dei personaggi protagonisti ricorda molto quello del romanzo Senilità (Italo Svevo). In quest’ultimo vivono due personaggi fortunati e spregiudicati e due bigotti e inetti. Così come nel libro, nella pellicola del ‘91 la ragazza inesperta si innamora del giovane rampante. La storia come fondale magniloquente ma lontano e l’attaccamento ad una natura che presto non esisterà più sono alcuni dei temi di «Mediterraneo». Invece il colto Marco Sperelli de «Io speriamo che me la cavo», gettato fra le macerie socio-culturali del sud Italia, somiglia molto all’Andrea Sperelli del «Piacere» di d’Annunzio, gettato «sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente». Chi.Co. © RIPRODUZIONE RISERVATA