il caso

"Stamina 2", Andolina assolto dalle accuse: "Ma non sono felice"

di Redazione web
In primo grado i sei imputati, tra cui il medico triestino e il chirurgo bresciano Erri Cippini, erano stati condannati per la somministrazione di medicinali imperfetti e pericolosi per la salute pubblica.
Il medico triestino Marino Andolina
Il medico triestino Marino Andolina
Il medico triestino Marino Andolina
Il medico triestino Marino Andolina

«Non sono felice. E non c’entrano le accuse ingiuste, le menzogne nei miei confronti o l’essere stato trattato come un criminale. Ho vinto a livello processuale eppure mi sento uno sconfitto perchè penso a tutti i morti, ai bambini che non ci sono più, ai malati di Sla che non abbiamo potuto aiutare con una terapia che aveva dimostrato di funzionare. Ma ci hanno fermato». È la dichiarazione amara rilasciata al quotidiano Il Piccolo da Marino Andolina, il pediatra triestino imputato per aver proposto terapie a base di estratti di staminali e assolto due giorni fa dalla Corte d’appello di Brescia nel processo «Stamina 2». 

Sentenza di primo grado ribaltata

La corte di Appello di Brescia ha ribaltato la sentenza di primo grado per la vicenda "Stamina due", l'inchiesta della Procura che aveva visto finire davanti al giudice sei persone accusate di avere somministrato illecitamente a malati affetti da patologie neuro degenerative medicinali imperfetti e pericolosi per la salute pubblica. La corte ha assolto tutti e 6 gli imputati perché "il fatto non sussiste". In primo grado. a dicembre 2021,  erano stato condannati a due anni e due il medico triestino Mariano Andolina e Peter Kellner, a due anni e sette il chirurgo bresciano Erri Cippini e Monica Salvi, a  un anno e sei Stefano Bianchi e a  un anno e cinque mesi  Ivana Caterina Voldan e assolto Carmine Scarpa.    La corte si è presa 45 giorni per le motivazioni

Le dichiarazioni di Andolina

«La vittoria processuale conta, ma dentro mi sento un uomo sconfitto», prosegue, «non posso non pensare che dietro di me ho lasciato un bel po' di persone che non abbiamo potuto salvare, bambini morti o gravemente danneggiati». Andolina, che ha oggi 76 anni e che sostiene di essersi iniettato le cellule prima di somministrarle ai pazienti, sottolinea che l’uso delle staminali nelle terapie è vietato da una direttiva europea che le equipara ai medicinali «mettendo tutto nelle mani delle multinazionali. Contro la lobby farmaceutica è impossibile vincere e magari un domani le cure con le staminali ci saranno, ma temo solo per i ricchi».

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