Oggi la Giornata internazionale. I dati e le cure

Aids, il Veneto al sesto posto in Italia per numero di positivi. Le iniziative dell'Ulss per i giovani

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L'immagine della campagna di sensibilizzazione dell'Ulss 9 sull'Aids
L'immagine della campagna di sensibilizzazione dell'Ulss 9 sull'Aids
L'immagine della campagna di sensibilizzazione dell'Ulss 9 sull'Aids
L'immagine della campagna di sensibilizzazione dell'Ulss 9 sull'Aids

Tanti traguardi raggiunti nelle cure, ma anche tanti e nuovi problemi nella gestione di un’epidemia che ha fatto in tutto 45000 vittime solo in Italia: è così che si celebrano i 40 anni di AIDS nella Giornata mondiale che cade come ogni anno oggi, 1 dicembre. Lo spiegano ben tre generazioni di medici che al Policlinico Gemelli di Roma si sono succedute nell’assistenza ai pazienti con Hiv e Aids, con lo stesso impegno ed entusiasmo dei primi tempi. I problemi del presente sono per certi versi ancora più subdoli di 40 anni fa quando non c’erano cure, e si declinano in sei casi su 10 di malattia diagnosticati in ritardo, in un aumento delle donne italiane infettate dal virus e in un aumento degli «insospettabili» contagiati, dai professionisti agli studenti universitari. Il problema della diagnosi precoce - da cui dipendono cure tempestive ed efficaci - resta spinoso più che mai da quando si sta fronteggiano l’emergenza Covid. Infatti, il SARS-Cov-2 ha fatto "chiudere"tanti ambulatori di malattie infettive durante i lockdown.

 

IL NUMERO VERDE

Sono soprattutto uomini (83,6%), residenti al Nord e al Centro, con un’età media di 35 anni. Questa la fotografia dell’utente che ha chiamato il Telefono Verde AIDS dell’Istituto superiore di sanità nel 2021, per un totale di 6.219 telefonate. Telefonate che hanno testimoniato anche come l’epidemia di Sars-Cov-2 abbia «reso più difficile la vita quotidiana per le persone con infezione da Hiv cronicizzata», causando un «sensibile peggioramento del livello dell’assistenza sanitaria specie nei periodi di maggiore diffusione del Covid».

 

LE INIZIATIVE A VERONA

La UOC Dipendenze Bussolengo e Legnago dell’Azienda ULSS 9 Scaligera, diretta dalla dottoressa Sabrina Migliozzi, propone alcune iniziative specifiche di sensibilizzazione sul tema dell'HIV e delle infezioni sessualmente trasmesse.

Il Veneto è al sesto posto tra le regioni italiane per numero di persone positive al virus HIV e tra gli adolescenti si riscontra anche un aumento delle infezioni sessualmente trasmesse. Pertanto, è fondamentale non abbassare la guardia e dedicare a questo tema l’attenzione che merita, anche affrontandolo con gli studenti delle scuole superiori. Per tale ragione, sono organizzate iniziative di informazione in collaborazione con gli istituti “Marie Curie” di Bussolengo e Garda, “Carnacina” di Bardolino e Valeggio, “Stefani-Bentegodi” di San Floriano, Villafranca e Isola della Scala, “Bolisani” di Isola della Scala e Villafranca, “Anti” di Villafranca, il liceo “Medi” di Villafranca, l’Istituto Scaligera Formazione di Villafranca e l’Enaip di Isola della Scala. I ragazzi verranno coinvolti con la lettura di alcuni comunicati di sensibilizzazione e la distribuzione delle spillette “red ribbon” da appuntare sulla felpa o sullo zainetto per testimoniare l’importanza della prevenzione e dell’attenzione personale contro l’HIV. Il nastro rosso è il simbolo internazionale della lotta contro l'AIDS, un segno di solidarietà nei confronti delle persone sieropositive, un simbolo per ricordare l’importanza di tenere alta l’attenzione verso questa malattia.

 

LE CURE E IL VACCINO

Con i farmaci oggi a disposizione non si muore più di Aids, se la malattia viene presa e trattata per tempo, ma non è ancora possibile eradicare il virus dell’Hiv dall’organismo. È migliorata l’efficacia dei trattamenti e sono diminuiti gli effetti collaterali, ma il vaccino resta una sfida aperta, anche se gli occhi sono ora puntati su quello con tecnologia a mRna. Così come resta aperta la sfida, lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, di eradicare l’epidemia entro il 2030. Dalla scoperta dei primi casi di Hiv, si stima che la malattia abbia colpito 78 milioni di persone nel mondo e che 35 milioni di persone siano morte per malattie legate all’ Aids. «Dal 1981 anno in cui i primi casi di Aids sono stati segnalati - spiega il direttore di Malattie Infettive dell’Irccs Policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda - sono stati ottenuti risultati straordinari consentendo di trattare l’Hiv alla stregua di altre malattie croniche. Dalla disperazione dei primi anni si è passati alla speranza e oggi alla cura. Ma la lotta non è ancora conclusa».

Lo sviluppo delle terapie antiretrovirali ha cronicizzato la malattia: al virus viene impedito di replicarsi e diffondersi nell’organismo, quindi di diventare fatale per il paziente. Ma, diversamente da quanto fanno gli antiretrovirali contro l’epatite C, quelli per l’Hiv non riescono a eradicare il virus dall’organismoi, a mancare è soprattutto un vaccino economico, efficace e sicuro. Uno dei vaccini in fase di studio, seppure ancora agli inizi, utilizza l’Rna messaggero e vede impegnata la statunitense Moderna.

In attesa del vaccino, l’attenzione si concentra sul testing e sulla prevenzione, «anche attraverso la Profilassi pre-esposizione (Prep), una terapia farmacologica che si sta rivelando molto efficace nel prevenire il contagio in soggetti a rischio», precisa Andrea Antinori direttore dell’UOC Immunodeficienze virali dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani.