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05.07.2020

Amianto «selvaggio» Ora indaga la procura

L’inchiesta è partita un anno fa dal ritrovamento delle big-bagsIl nucleo reati ambientali della Polizia provinciale segue le indagini
L’inchiesta è partita un anno fa dal ritrovamento delle big-bagsIl nucleo reati ambientali della Polizia provinciale segue le indagini

Cinquantotto tonnellate di amianto abbandonate lungo la provinciale 668 in territorio di Leno. A un anno dalla scoperta della discarica abusiva il Gruppo reati ambientali della Procura ha portato alla luce un traffico di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi maturato nell’ambito delle bonifiche dell’asbesto. L’inchiesta è partita dal ritrovamento di 60 big-bags, contenenti centinaia di lastre in fibrocemento con poliuretano espanso. Gli accertamenti della Polizia provinciale hanno svelato che non si trattava di uno smaltimento estemporaneo, ma la punta di un iceberg di un traffico di scorie che ruota attorno a Ghedi e si dirama fino a Varese, Monza, Bergamo e Ferrara. Gli inquirenti sono riusciti a risalire al mezzo con braccio meccanico che aveva scaricato le big bags. Il perito incaricato dalla Procura ha poi evidenziato la presenza di un sacco contenente imballaggi in plastica di coperture nuove (quindi senza amianto) con etichette di tracciabilità di produttore e cantiere di destinazione. Si è così rintracciata l’azienda di Corte Franca che in buonafede aveva venduto le lastre per sostituire quelle di amianto a un allevamento avicolo di Ghedi. Il titolare ha fornito i documenti che certificavano la corretta procedura di bonifica. La responsabile dell’abbandono è risultata così la ditta specializzata, sempre di Ghedi, che aveva trovato il modo di risparmiare sui costosi oneri di smaltimento delle lastre inquinando l’ambiente. La Polizia provinciale l’altro ieri ha acquisito documenti nell’impresa di Ghedi. L’inchiesta insomma è solo all’inizio. •

Simona Duci
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