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20.11.2020

Bambina uccisa
sulle strisce
chiusa l’indagine sul pirata

Le strisce pedonali sulle quali è stata investita la famiglia della piccola Manar Ahmed SayedI rilievi della Polizia stradale per dare un nome all’investitore fuggitoIl passeggino sulle strisce: per miracolo non è finita peggio
Le strisce pedonali sulle quali è stata investita la famiglia della piccola Manar Ahmed SayedI rilievi della Polizia stradale per dare un nome all’investitore fuggitoIl passeggino sulle strisce: per miracolo non è finita peggio

La Procura di Brescia ha chiuso le indagini sul tragico incidente stradale costato la vita lo scorso 5 luglio a Manar Ahmed Sayed, la bambina di 9 anni travolta e uccisa mentre con la famiglia attraversava sulle strisce pedonali viale Italia, a Bagnolo Mella. Unico indagato, accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso, un 43enne libero professionista della Bassa (ma residente nel capoluogo), che quella sera a bordo della sua Chevrolet Orlando ha falciato la piccola uccidendola all'istante, senza fermarsi per prestare aiuto. L'uomo, padre di due bambini, ha ora venti giorni di tempo per chiedere di essere sentito dal pm titolare dell'indagine o depositare una memoria, poi la Procura potrà decidere se archiviare oppure esercitare l'azione penale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 43enne stava viaggiando oltre il limite di velocità e con ogni probabilità si è distratto arrivando addosso alla famigliola che, intorno alle 23 di quella domenica, stava tornando verso casa dal vicino parco dove aveva partecipato a una festa di compleanno. La piccola, tenuta per mano dalla mamma rimasta lievemente ferita, stava camminando sulle strisce pedonali spingendo la bicicletta. Con loro c'era anche il padre che teneva in braccio il più piccolo dei figli, e i due fratelli della piccola vittima. Il 43enne secondo la perizia della Procura all'indomani dell'incidente viaggiava a 75 all'ora e si sarebbe distratto per pochi secondi voltando la testa verso il sedile del passeggero per controllare l'agenda o il telefonino. Solo il giorno dopo la compagna, dopo avere letto del drammatico incidente, gli aveva detto che la Stradale di Brescia stava cercando una autovettura come la sua. A quel punto aveva deciso di consegnarsi. «NON MI SONO reso conto di nulla - aveva raccontato ai pm -. Viaggiavo verso Brescia e sì ho avuto l'impressione di avere colpito qualcosa, ma non ho prestato attenzione e ho guidato fino a casa. Quando sono arrivato, sono andato subito a letto. Solo il giorno dopo ho visto che mancava lo specchietto». Durante l'interrogatorio aveva ammesso di avere bevuto nelle ore precedenti allo scontro. «Ero stato in un campeggio sul lago di Garda insieme alla mia famiglia - aveva raccontato ai pm il professionista ora -. Insieme a un amico ho fatto dei lavori su una roulotte. A metà pomeriggio ho bevuto un bicchiere di vino per fare una pausa poi abbiamo ripreso a lavorare fino a sera quando la mia compagna e i bambini sono tornati a casa». A quel punto anche il 43enne e l'amico, poco dopo, avrebbero fatto lo stesso. Dopo una birra sul Garda, l'uomo avrebbe accompagnato a Leno l'amico quindi si sarebbe diretto verso casa. Qualche chilometro dopo la tragedia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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