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28.11.2020

Sul depuratore del Garda Provincia in fibrillazione

La simulazione al computer  del depuratore di Gavardo Lunedì approderà in Broletto  la controversa mozione  sul depuratore
La simulazione al computer del depuratore di Gavardo Lunedì approderà in Broletto la controversa mozione sul depuratore

Le diplomazie sono in fibrillazione, ma il rischio di una frammentazione trasversale del Consiglio provinciale diventa sempre più concreto. C’è tempo fino a lunedì quando l’aula sarà chiamata a votare un documento ispirato dalla mozione di Giovanni Battista Sarnico, consigliere delegato al ciclo idrico che impone come linea di indirizzo di costruire i depuratori nei territori che li utilizzano. Un principio, che costringerebbe a rivedere le soluzioni degli impianti di Montichiari e Gavardo come terminali del collettore del Garda. Un principio su cui a parole sono tutti d’accordo, ma il testo condiviso resta per ora un miraggio. LA GIORNATA di ieri è stata scandita da incontri «virtuali» ma incisivi, nel tentativo di ricomporre le microfratture in entrambi gli schieramenti. Dopo il «tutti contro tutti» che si è consumato in commissione, il difficile compito di raccogliere i cocci e ricucire la trama è rimbalzato al presidente della Provincia, Samuele Alghisi, che sembra stia scrivendo di suo pugno un testo il più possibile «condivisibile». Ma è innegabile che in queste ore la maggioranza si stia guardando negli occhi per evitare di cadere sotto il fuoco amico dei franchi tiratori, mentre il centrodestra deve fare i conti al proprio interno con la posizione assunta dal capogruppo Massimo Tacconi, che ha apertamente dichiarato guerra a Giovanni Battista Sarnico, chiedendo addirittura le sue dimissioni da presidente della Commissione ciclo idrico. Tutto questo mentre almeno un paio di consiglieri di minoranza in Broletto - tra cui Cristina Almici e Maria Teresa Vivaldini - hanno già espresso la loro decisione di votare la mozione Sarnico, «emendamento o no». A favore ci dovrebbe essere anche il voto di Marco Apostoli di Provincia Bene Comune, mentre Forza Italia ha dato precise indicazioni contrarie. Insomma, ci sarà la conta. «Durante la Commissione ciclo idrico di giovedì ho rilanciato con una mediazione che raccoglieva in parte anche il contributo di alcuni esponenti del centrodestra, ad eccezione di quelle parole che, di fatto, stravolgono le finalità della mozione stessa», ha spiegato Sarnico. Le parole in questione sarebbero racchiuse nel secondo emendamento proposto da Tacconi che prevede, «soprattutto per i progetti esistenti», che si tenga conto «della presenza di vincoli economici o temporali anche dettati da specifici finanziamenti pubblici». Il riferimento è naturalmente ai famosi 100 milioni di finanziamento statale, 60 dei quali finirebbero nelle casse bresciane e 40 in quelle veronesi. In verità il finanziamento non è in discussione a prescindere da dove sarà localizzato l’impianto. «Il nostro obiettivo è di arrivare ad un documento comune, a tutela del territorio, ma soprattutto di evitare il rischio di perdere il finanziamento - spiega il consigliere Matteo Micheli -. Nelle ultime ore ci sono stati scambi di opinioni interessanti, anche trasversali, e siamo ottimisti sull’esito della trattativa». IL CENTRODESTRA considera il documento di Sarnico «già superato: noi stiamo già lavorando al futuro - sottolinea Micheli -. Siamo già alla mozione 3.0, pensando a qualcosa di alternativo». I sindaci del bacino del Chiese che portano avanti la loro battaglia stanno nelle retrovie. «Auspichiamo che il Consiglio provinciale riesca a superare il dissenso - spiega Marco Togni, primo cittadino di Montichiari -. La Commissione ciclo idrico non è riuscita a trovare un accordo, il Consiglio si sta spaccando. La montagna non ha partorito nemmeno un topolino. Se si vuole trovare la soluzione, il modo c’è». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Muscoline: «Non vogliamo prevaricare o interferire nell’attività dei consiglieri provinciali - spiega Giovanni Benedetti -. Se entro lunedì non cambierà nulla, saremo pronti a dare le nostre indicazioni: abbiamo studiato tutte le carte, e riteniamo che ci sia modo di trovare una soluzione, che non deve riguardare soltanto il depuratore del Garda, ma tutto il complesso del ciclo idrico provinciale». •

Cinzia Reboni
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