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28.09.2020

Troppi intossicati
dai funghi velenosi
Scatta l’emergenza

La  rete di micologi offre consulenza per valutare il raccolto di esemplari nei boschi bresciani   L’appello della Ats  ai cercatori di funghi: rivolgetevi ai nostri esperti Il caso di intossicazione più grave da amanita falloide  sul Sebino: la moglie di un cercatore è gravissima
La rete di micologi offre consulenza per valutare il raccolto di esemplari nei boschi bresciani L’appello della Ats ai cercatori di funghi: rivolgetevi ai nostri esperti Il caso di intossicazione più grave da amanita falloide sul Sebino: la moglie di un cercatore è gravissima

Dall’inizio di settembre si sono registrati 5 casi di intossicazione da funghi tra Valcamonica e lago di Iseo. Il caso più grave è avvenuto sul Sebino dove un’amanita falloide è finita nel cestino e poi nella padella di una coppia. Lei è ricoverata in ospedale da giorni in condizioni giudicate gravissime dai medici. Due settimane fa erano rimaste intossicate due persone avevano mangiato una amanite muscaria, varietà aureola, scambiata per un prelibato ovulo. In bassa Valcamonica due cercatori hanno consumato un porcino del fiele confuso per la specie commestibile. Gli episodi riportano in primo piano l'importanza della prevenzione e della conoscenza delle varie specie presenti nei boschi del territorio. La rete di consulenza è del resto molto radicata. TRA LA VALCAMONICA ed il Sebino sono a disposizione due micologi – Alberto Zanoni e Alessandra Saviori - che prestano servizio nelle sedi di Montecampione, Darfo e Breno: il loro compito è quello di fare da consulenti nei Pronto soccorso degli ospedali di Esine e Edolo in caso di intossicazione, oltre che fornire informazioni ai cercatori. Spetta a queste figure poi il controllo delle certificazioni dei commercianti e la vigilanza sulla vendita dei funghi. «Le problematiche che hanno dovuto affrontare gli ispettori micologi – spiega Gabriele Guardigli, Referente Igiene degli alimenti per l'Ats della Montagna - riguardano la consulenza su specie tossiche che si possono facilmente confondere con quelle commestibili o su esemplari raccolti per la prima volta. La presenza capillare del micologo dell’Ats – continua Guardigli - ha di fatto estinto la pessima abitudine di sottoporre il proprio raccolto all’“amico esperto”, persone che spesso millantavano conoscenze micologiche mettendo a repentaglio la salute di intere famiglie». Serve preparazione, quindi, per evitare guai. Sono diverse le specie pericolose: le Amanite phalloides, verna e virosa (bianche mortali), i Cortinari speciosissimus e orellanus, e le piccole Lepiotine, piccole mazze di tamburo. Anche i chiodini nascondono insidie: i funghi sono diffusi, ma sono anche la prima causa di intossicazione. «Per evitare problemi – precisa Guardigli - bisogna effettuare la sgambatura degli esemplari, bollire per 20 minuti almeno, eliminare l'acqua di bollitura, cuocere infine per almeno mezz'ora. Operazioni che in pochi fanno». L’appello lanciato dall’Ats della Montagna è di rivolgersi agli ispettorati anche solo per un consiglio, per evitare di allungare inutilmente l’elenco dei casi di intossicazione, che purtroppo coinvolgono sempre più persone di ogni età. •

Alessandro Romele
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