Trasporti pubblici

Bus e metro, abbonamenti a costo invariato per gli studenti bresciani

di Mimmo Varone
Rassicurazione dall’Agenzia Tpl: per ora nessun rincaro sulle tariffe riservate a chi va a scuola. «Ma da qualche parte le risorse mancanti dovranno arrivare»

La buona notizia è che gli abbonamenti studenteschi a bus, pullman e metro per adesso non aumenteranno. Il prossimo settembre, con la riapertura delle aule, le famiglie bresciane non dovranno spendere nulla di più per mandare i loro figli a scuola. La rassicurazione arriva dal presidente dell’Agenzia del Tpl Giancarlo Gentilini. Per tutto il resto, il futuro prossimo del trasporto pubblico in città e provincia resta nel buio più totale. I conti dell’Agenzia del Tpl, presentati per ultimo all’assemblea dei sindaci della settimana scorsa, dicono che mancano all’appello 7,5 milioni di euro, e non si sa come trovarli. Entro Ferragosto la Provincia manderà la richiesta in Regione e anche al Governo ormai in carica solo per l’ordinaria amministrazione. La risposta da Milano, quella più attesa, potrebbe arrivare verso la fine di agosto. Ma non ci sono molte speranze che sia positiva. L’assessore Claudia Terzi ha già fatto sapere che altri soldi in parte corrente non sono disponibili. Il massimo che ci si può aspettare è la promessa di qualcosa per il 2023, in modo che Loggia e Broletto ci mettano altri soldi solo fino a dicembre. O forse l’appuntamento elettorale farà il miracolo. Tuttavia un emendamento approvato la settimana scorsa alla legge regionale di bilancio precisa che in caso di riduzione delle risorse, l’Agenzia «è tenuta a provvedere ad un idoneo efficientamento dei costi o ad un’adeguata riprogrammazione dei servizi che tenga conto del rispetto del principio di proporzionalità tra domanda e offerta di trasporto nei diversi ambiti territoriali». Tradotto, o riduci il servizio o te lo paghi. Questa è l’alternativa che resta a Comune capoluogo e Provincia, i due soci dell’Agenzia, a meno che non vogliano aumentare il costo dei biglietti. Ma se, come sembra, tagli ai chilometri e adeguamenti tariffari verranno ritenuti impraticabili anche dopo un’eventuale risposta negativa di Regione e Governo, non resta che sborsare i fondi necessari. «Da qualche parte i soldi devono arrivare», commenta Gentilini. Considerati i tempi per ottenere una risposta da Milano e quelli per convocare l’Assemblea dei soci dell’Agenzia stessa, però, una decisione in merito non arriverà certo per settembre. E per il momento gli abbonamenti studenteschi sono salvi. Ma i numeri non si fanno addomesticare, e al momento i conti 2022 presentati da Gentilini già alla Conferenza locale di giugno continuano a non tornare. Fra trasferimenti regionali e statali, contributi di Loggia e Broletto, l’Agenzia dispone di 67,4 milioni e ne versa 66,4 alle aziende di trasporto (Arriva e Brescia Trasporti in particolare) per il servizio svolto a norma di contratti in essere. Resta circa un milione. Con questo dovrebbe pagare alle aziende l’adeguamento all’inflazione reale Istat (al 75 per cento ad Arriva e al 100 per cento a Brescia Trasporti). Sarebbero 3 milioni per il 2023 con il pregresso, 2 per il 2024 e 1,5 per l’anno dopo. Si aggiunge l’impennata dei carburanti (per il metano Brescia Trasporti stima due milioni in più all’anno). E altri 2 milioni ci vogliono per gli adeguamenti salariali a seguito dei nuovi contratti (nazionale per Arriva e integrativo per Brescia Trasporti). Per far fronte a tutto questo bisognerebbe ridurre il servizio al lumicino. Né bisogna sperare nelle modifiche normative. Tra gli emendamenti approvati la settimana scorsa, ce n’è uno che ammette nel Cda delle Agenzie due sindaci rappresentanti dei comuni non capoluogo, con il 5 per cento di quota ciascuno tolto a Capoluogo e Provincia che scendono al 40 mentre la Regione mantiene il 10). Per Brescia saranno i primi cittadini di Roè Volciano e di Nave. Sul fronte dei soldi, tuttavia, è irrilevante. L’emendamento dice con chiarezza che i comuni non capoluogo non hanno alcun obbligo di partecipazione al dissesto finanziario. Si precisa solo che l’eventuale richiesta di servizi aggiuntivi da parte di un ente non aderente all’Agenzia (ad esempio Comune non capoluogo non eletto nell’Assemblea dei sindaci, Comunità Montana) «deve essere preventivamente concertata con l’Agenzia stessa sia in merito alla programmazione del servizio sia agli aspetti finanziari, in modo che l’ente sia consapevole che potrebbe ricadere sul proprio bilancio un’eventuale quota dei costi dei servizi aggiuntivi richiesti e riconosciuti». Nulla di più. E tutto resta in capo a Loggia, che già sborsa 8,5 milioni l’anno, e al Broletto, che ne aggiunge altri 2,4. Unici in Lombardia a farlo.