il processo

Caso Bozzoli, il medico legale: "Per eliminare il corpo ci sarebbero volute poche ore"

Camilla Tettamanti, medico legale
Camilla Tettamanti, medico legale
In aula - OnlyCrew/Fabrizio Cattina

«Per arrivare alla distruzione completa del cadavere di Mario Bozzoli nel forno ci sarebbero volute poche ore». Lo ha detto il medico legale Camilla Tettamanti, perito nominato dalla Corte d’Assise di Brescia nell’ambito del processo a carico di Giacomo Bozzoli, accusato della morte dello zio Mario scomparso nella sua fonderia di Marcheno l’8 ottobre 2015. Il perito ha relazionato in aula in merito all’esperimento dello scorso 27 aprile, quando venne gettato un maialino, già morto per cause naturali, in un forno da fonderia a 950 gradi. Il forno non era esploso e si registrò una fumata.

L’esperimento era stato voluto dalla Corte d’Assise per capire se Mario Bozzoli la sera della scomparsa possa essere stato buttato nel forno della sua azienda. «C’è stata la netta percezione di odore quando il fuoco ha avvolto i peli della carcassa, che però è durato per un breve periodo, anche per la presenza della cappa di aspirazione. Non ho mai percepito l’odore di carne bruciata. Non si è mai verificata la situazione che non si potesse stare nel capannone per l’odore», ha precisato il perito della Corte d’Assise di Brescia, che ha poi aggiunto: «In un’ora circa dalla fine dell’esperimento i resti potevano essere maneggiati senza problemi. La letteratura ci dice poi che a quelle temperature è impossibile rilevare dna». A proposito di resti, la dottoressa Camilla Tettamanti ha sostenuto che «alcuni resti, in mezzo a tantissime scorie e resti metallici, erano perfettamente riconoscibili e riconducibili a resti ossei».

 

«Oggi una consulente della corte dice l’esatto opposto rispetto a quanto detto da una consulente dell’accusa, ovvero la dottoressa Cattaneo che disse che non c’erano resti umani nel forno e che non ne aveva trovati nelle scorie. Oggi invece ci viene detto che dopo l’esperimento sono stati trovati resti. Chiediamo un confronto tra i due periti» ha chiesto alla Corte d’Assise di Brescia l’avvocato Luigi Frattini, legale di Giacomo Bozzoli.