«Collaboriamo
perché possa
emergere la verità»

L’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari dove fino a ieri lavorava il dottor Carlo MoscaA denunciare le presunte irregolarità del medico finito agli arresti domiciliari è stato un infermiere
L’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari dove fino a ieri lavorava il dottor Carlo MoscaA denunciare le presunte irregolarità del medico finito agli arresti domiciliari è stato un infermiere

L’arresto di Carlo Mosca, il primario facente funzione del pronto soccorso, ha ovviamente sconvolto quanti lavorano nell’ospedale di Montichiari. «Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso, abbiamo fiducia», è il mantra che tutti ripetono. Pochissima la voglia di parlare tra i colleghi del medico finito ai domiciliari con l’accusa di omicidio volontario (e falso in atto pubblico) per avere somministrato farmaci a diversi malati Covid portandoli poi al decesso. «Non abbiamo alcun commento da fare - taglia corto Paola Giansiracusa, il direttore medico del presidio ospedaliero -. Non siamo autorizzati a parlare. Ci penserà la direzione generale del Civile da cui dipendiamo». EPPURE è proprio dal nosocomio bassaiolo che sono arrivate le segnalazioni e l’esposto che hanno fatto scattare l’indagine dei Nas di Brescia coordinati nel loro lavoro dal sostituto procuratore di Brescia, Federica Ceschi. Alla fine dello scorso aprile, infatti, era stato proprio un infermiere dell’ospedale della Bassa a segnalare ai carabinieri i comportamenti tenuti a marzo dal dottor Mosca nominato solo qualche settimana prima Referente organizzativo del pronto soccorso e facente funzione di primario. La notizia dell’arresto di Carlo Mosca, immediatamente sospeso dal suo ruolo, non sarebbe arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma nessuno vuole commentare. «Non sappiamo nulla - spiegano quanti operano quotidianamente nel pronto soccorso del presidio di Montichiari - Continuiamo a lavorare sapendo che verrà fatta chiarezza». IL COMMENTO ufficiale dell’Asst Spedali Civili è arrivata ieri nel tardo pomeriggio, dopo una lunga e pesante giornata in cui i vertici dell’azienda si sono trincerati dietro un silenzio impenetrabile. «L’Asst Spedali Civili collabora con la Procura, che sta conducendo le indagini, nell’auspicio che rapidamente vengano chiariti i fatti - si legge nella nota diffusa dall’ufficio stampa dell’azienda diretta dallo scorso giugno da Massimo Lombardo -. I professionisti del presidio di Montichiari, ai quali la direzione esprime la propria vicinanza, continuano a garantire cure di qualità, lavorando con l’impegno e la passione che li contraddistinguono, per affrontare la pandemia in atto e garantire le cure necessarie a tutti i cittadini». In attesa che la vicenda venga chiarita, sarà il dottor Ciro Paolillo, direttore del pronto soccorso di Brescia, a prendere in mano le redini del reparto dell’ospedale di Montichiari investito dalla bufera giudiziaria che ha fatto finire ai domiciliari il dottore Mosca. Fiducia nel lavoro dei magistrati la ripongono anche gli utenti che ieri hanno raggiunto l’ospedale. «È davvero una brutta notizia - commenta chi tra loro vuole affrontare l’argomento -. Se ci sono state delle responsabilità è giusto che vengano accertate e se qualcuno ha sbagliato è altrettanto giusto che paghi per i gravi errori di cui viene accusato». L’ARRESTO del referente organizzativo del pronto soccorso (Mosca, difeso dagli avvocati Michele Bontempi ed Elena Frigo, nelle prossime ore comparirà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia) ha fatto molto rumore nella cittadina della Bassa: «Non faccio commenti su questa vicenda anche perché non sono un medico. E’ ancora troppo presto per fare valutazioni che potrebbero essere smentite dall’attività degli inquirenti - sottolinea il sindaco Marco Togni -. Conosco però il grande lavoro svolto da tutti i medici e dal personale infermieristico, asa e oss dell’ospedale di Montichiari che dallo scorso marzo, quando la pandemia ha colto impreparato il mondo intero, si sono prodigati con turni di lavoro massacranti per salvare vite umane e tra questi, per primi, gli operatori del pronto soccorso del presidio. Di questo non possiamo dimenticarcene mai». •

Paolo Cittadini