l'intervista all'esperto

West Nile, Castelli: «Conseguenza del caldo, ma nessun allarmismo»

di Irene Panighetti
Per il docente di Malattie infettive, le alte temperature favoriscono il moltiplicarsi delle zanzare e il diffondersi dell'infezione. Più a rischio sono soprattutto i soggetti fragili come gli immunodepressi.

Anche nel Bresciano il West Nile virus ha colpito a morte: è accaduto nella Bassa ad uno dei quattro casi che per ora riguarderebbero il nostro territorio dove la presenza del virus non è nuova, ma che fino ad ora non aveva provocato decessi. Sta succedendo qualcosa di cui preoccuparsi? Ci sono mutazioni impreviste che non siamo ancora pronti ad affrontare? «No, non bisogna allarmarsi sebbene quest’anno i casi ci siano, in tutta la pianura Padana, dal Veneto al Piemonte, poiché questa zona è l’ideale per i vettori che trasmettono questa infezione - spiega Francesco Castelli, professore ordinario di Malattie infettive all'Università di Brescia –. A differenza del passato, quest’anno fa molto caldo e ha iniziato presto a farlo, quindi ci sono più zanzare che stanno bene al caldo e che si moltiplicano con più facilità quando le temperature sono molto alte. Il West Nile virus non è uno sconosciuto: è comparso da noi agli inizi degli anni Duemila quindi ci siamo attrezzati e abbiamo imparato ad affrontarlo. È un’infezione trasmessa unicamente da animali, non da essere umano ad essere umano, e nello specifico dalla zanzara Culex, un insetto molto comune nella zone umide e anche nel nostro territorio, che punge prevalentemente al tramonto e di notte». Non c’è quindi un evento straordinario all’origine dei recenti casi, solo (e questo aspetto non è di poco conto) il gran caldo di questa estate. «Quanto più fa caldo, in termini di temperatura e di durata, tanto più le infezioni tendono ad aumentare in termini numerici – precisa Castelli – quindi se aumentano i numeri delle infezioni aumentano anche i casi più gravi. Ma questi si aggirano all’1 per cento di chi è infetto, la maggior parte delle persone che contrae questa infezione non se ne rende nemmeno conto: è asintomatica».

Il virus fu isolato per la prima volta in Uganda nel 1937 nel distretto del West Nile, da cui ha preso il nome. Negli anni Novanta si diffuse negli Usa e poi anche da noi, stabilizzandosi per lo più in Veneto e, successivamente, anche nelle province di Mantova e di Brescia mantovano e nel bresciano. Chi muore per le conseguenze di questa infezione, che colpisce il sistema nervoso centrale, è solitamente una persona immunodepressa o chi ha subito un trapianto di organi; è invece davvero difficile che perdano la vita per il West Nile virus persone «sane». «In biologia non esiste il tutto e il niente – specifica il professore – ma è molto eccezionale che muoia una persona senza particolari fragilità». Modi di prevenzione specifici per questa tipologia di zanzare non ce ne sono. Vanno bene le misure che si mettono in atto per prevenire le punture di tutte le zanzare: vestiti coprenti, repellenti, e attenzioni in casa. «Sottovasi di acqua stagnante, acqua per gli animali lasciata esposta al sole, così come secchi o innaffiatoi in giardino o sui balconi e piscinette dei bambini sono tutti luoghi ideali per la deposizione delle uova delle zanzare e il loro schiudersi – conclude Castelli – quindi per prima cosa serve attrezzare le proprie case in modo adeguato. I cambiamenti climatici sicuramente non aiutano a fermare il diffondersi di queste zanzare ed è un dato di fatto che maggiore è il caldo maggiori sono le infezioni trasmesse da vettori, come le zanzare e altri insetti».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA