IL PROGETTO. L’Irccs di Brescia sta sviluppando un nuovo approccio per insegnare ai parenti i comportamenti corretti da tenere con persone dallo stato d’animo instabile

Disturbo Borderline, terapia con le famiglie

di Giancarla Paladini
Il disturbo a Brescia  colpisce tre persone su cento, bambini compresi
Il disturbo a Brescia colpisce tre persone su cento, bambini compresi
Il disturbo a Brescia  colpisce tre persone su cento, bambini compresi
Il disturbo a Brescia colpisce tre persone su cento, bambini compresi

Giancarla Paladini

Un attimo prima tutto è pace, poi, senza una ragione apparente, irrompe la furia violenta e parossistica; quindi di nuovo la quiete, tuttavia gravida di tensione. Nell’oscillazione fra stati d’animo e reazioni opposte e sempre al limite si può definire il Dbp, Disturbo Borderline di Personalità, che a Brescia, in linea con i dati nazionali, colpisce tre persone su cento, bambini compresi.

Il soggetto Dbp vive una vita estremamente difficile, perché l’eccessiva impulsività, la fortissima difficoltà a stabilire relazioni affettive e sociali, gli improvvisi sbalzi d’umore lo costringono in una condizione di grande dolore, che può sfociare anche in atti autolesionistici: ma la sofferenza del paziente è anche quella dei suoi familiari, che spesso non sanno come comportarsi con il loro congiunto, benché la corretta relazione con la famiglia sia fondamentale.

Alla luce di queste considerazioni, l’Irccs - Centro Studi San Giovanni di Dio di Brescia ha promosso un nuovo progetto terapeutico che comprende un intervento sui familiari per fornire loro gli strumenti adatti a relazionarsi con il congiunto affetto da Dbp: ne è coordinatrice Roberta Rossi, psicologa psicoterapeuta. «I familiari fanno sempre del loro meglio per affrontare il problema, ma farlo in modo improprio, oltre a non migliorare la situazione, genera frustrazione e sensi di colpa- spiega – Il nostro progetto li vuole aiutare anche per evitare che si colpevolizzino ingiustamente».

IL PROGETTO partirà nel gennaio del 2017, parallelamente e a integrazione di un altro importante clinica trial, già da anni avviato presso l’Irccs con 80 pazienti con diagnosi di Dbp sottoposti a psicoterapia gratuita con valutazione periodica su correlati neurobiologici del disturbo e risposta al trattamento; anche il nuovo progetto sarà offerto gratuitamente ai partecipanti: «Vogliamo evidenziare fortemente la questione della gratuità - prosegue Roberta Rossi –perché siamo fra i pochissimi in Italia a offrire a costo zero la necessaria psicoterapia, che altrimenti avrebbe costi non indifferenti».

Il ruolo dei familiari è, come si diceva, importantissimo: esiste sempre una coincidenza della patologia con un ambiente, detto «invalidante», che non solo non aiuta a contenere il disturbo, ma finisce, sia pure involontariamente, con l’acuirlo.

«Vogliamo accogliere le famiglie (coniugi, genitori, figli, fratelli dei pazienti) - spiega ancora Roberta Rossi - proprio per insegnare loro i comportamenti corretti: non si tratterà di sedute di psicoterapia, ma di corsi di apprendimento di abilità per fronteggiare la disregolazione emotiva. Abbiamo previsto dodici incontri, uno a settimana, in cui impareranno come gestire la sofferenza che il Dbp genera e quali risposte dare al loro congiunto».

NATURALMENTE è necessaria una diagnosi differenziale, già in sé tutt’altro che semplice e per di più ostacolata da tutti i preconcetti che sono tradizionalmente legati ai disturbi comportamentali e psichiatrici, fra cui la sottovalutazione del problema e il sentimento di vergogna nel dichiararlo: non a caso, mentre i dati più recenti riconoscono che la patologia insorge indifferentemente in soggetti maschili e femminili, fino a qualche tempo fa la letteratura scientifica la riferiva soprattutto alle donne perché sono più propense degli uomini a chiedere aiuto in ambito psichiatrico.

Con tre soggetti su cento affetti da questa patologia, si capisce quanto i numeri siano importanti: ma il disturbo è in aumento? «Anche se i casi sono in crescita, forse non è corretto parlare di un’aumentata diffusione della patologia: semplicemente, negli ultimi anni la capacità di diagnosi si è affinata e il Disturbo Borderline di Personalità ha una sua identità e dignità più definita rispetto al passato», conclude Roberta Rossi.

Il progetto dell’Irccs attualmente non è a numero chiuso: è possibile avere informazioni telefonando dal lunedì al venerdì, in orario di ufficio, allo 030 3501.719 o 030 3501.504.