POLITICA

Forza Italia: «Gelmini ridimensionata? No, ha un grande spazio»

di Giuseppe Spatola
Il ministro Mariastella Gelmini ha chiesto un confronto sul caso-SaliniL’incontro di Antonio Tajani e Mariastella Gelmini al Forum «verso sud»Massimo Salini al tavolo con Alessandro Mattinzoli e Paolo Fontana
Il ministro Mariastella Gelmini ha chiesto un confronto sul caso-SaliniL’incontro di Antonio Tajani e Mariastella Gelmini al Forum «verso sud»Massimo Salini al tavolo con Alessandro Mattinzoli e Paolo Fontana
Il ministro Mariastella Gelmini ha chiesto un confronto sul caso-SaliniL’incontro di Antonio Tajani e Mariastella Gelmini al Forum «verso sud»Massimo Salini al tavolo con Alessandro Mattinzoli e Paolo Fontana
Il ministro Mariastella Gelmini ha chiesto un confronto sul caso-SaliniL’incontro di Antonio Tajani e Mariastella Gelmini al Forum «verso sud»Massimo Salini al tavolo con Alessandro Mattinzoli e Paolo Fontana

Il caso Salini con le tensioni Ronzulli-Gelmini, continua ad agitare Forza Italia. Da quando è stato sollevato dall'incarico di coordinatore regionale in Lombardia e sostituito dalla senatrice Licia Ronzulli, Massimiliano Salini ha parlato solo con una nota ufficiale. Per il resto si è scelta la strada del silenzio, la stessa tenuta dal ministro bresciano Mariastella Gelmini che insieme all'eurodeputato ha mantenuto la consegna in attesa di un colloquio chiarificatore con il numero due di Forza Italia, Antonio Tajani. Valgono quindi le parole del comunicato dove Salini si è detto «sorpreso e amareggiato» per la decisione di «togliergli» la carica di commissario regionale senza fornire motivazioni precisi. Ma c'è chi tra gli azzurri scommette che la vicenda non è finita e ci sarà occasione di sollevare il problema Salini alla prossima riunione dei vertici di Fi alla presenza di Berlusconi. Peccato che proprio per Tajani una spaccatura dentro Forza Italia tra i governisti e il resto del partito «è leggenda». Il coordinatore nazionale di FI ne è convinto tanto che raggiunto a Bruxelles non ha avuto dubbi. «Ci possono essere tensioni, è fisiologico - ha rimarcato pensando ai dubbi sul metodo sollevati da Gelmini -. Ma parliamo di un cambio di un coordinatore regionale, non stiamo parlando di un cambio di linea politica. Non direi di fare tanta polemica per la decisione che riguarda una parte del nord Italia, i coordinatori sono nominati da Berlusconi, decide lui. Uno può avere simpatie e sostenere un coordinatore, ma tocca a Berlusconi decidere, lo ha sempre fatto con grande saggezza, alla lunga abbiamo sempre visto che le sue scelte sono sagge». Come dire che il dibattito in un partito è naturale. «In questo caso non è stato cambiato il capogruppo alla Camera - ha proseguito Tajani parlando direttamente al ministro bresciano -. Questo non significa che non ci sia spazio per tutti, la Gelmini è capo delegazione al governo di Forza Italia, ha uno spazio di grande rilievo, forse l'incarico più importante che c’è dopo quello di Berlusconi. Non credo quindi che ci sia un sottodimensionamento della sua persona. L'unità si crea attorno a Berlusconi com’è sempre stato, senza nessun cerchio magico». Sarà. Intanto a Brescia il cambio Runzulli-Salini è letto come la «consegna del partito» alla Lega. Chi è considerato più vicino all’Europarlamentare è il consigliere Gabriele Barucco, subentrato in consiglio dopo la nomina ad assessore di Alessandro Mattinzoli, da sempre considerato un «uomo» di Mariastella Gelmini. Sulle posizioni di Salini, almeno per la provenienza «ideologica», sono anche il senatore Adriano Paroli e il consigliere regionale Claudia Carzeri. Per questa ragione il cambio potrebbe influire sugli equilibri bresciani e interessare da vicino il ministro Gelmini con il gruppo dirigente che fa riferimento a lei tra cui l’assessore Alessandro Mattinzoli. •.