L’affondo Opal: «Il
mercato delle armi
non conosce crisi»

di Irene Panighetti
Una pistola
Una pistola
Una pistola
Una pistola

La produzione di armi non conosce crisi: questa in estrema sintesi l'impressione che resta dopo l'annuale appuntamento di informazione da parte dell'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa di Brescia (Opal). Questa associazione, nata a Brescia ma nota in tutto il territorio nazionale, è «attiva dal 2004 con i compito di diffondere dati e analisi sulla produzione e il commercio delle armi», ha spiegato il presidente Piergiulio Biatta.

Dalle analisi di Opal, basate sui dati ufficiali (Istat, Eurostat e Comtrade), risulta che nel 2015 c'è stata una contrazione del 3,6 per cento di esportazioni globali dall’Italia di armi e munizioni (militari e comuni) rispetto al 2014, anno nel quale si era invece registrato un forte incremento: si passa infatti dagli oltre 1,3 milioni di euro del 2014 ai poco più di 1,25 milioni di euro del 2015. La provincia di Brescia, ha specificato uno dei consulenti scientifici di Opal, Giorgio Beretta, è «la principale area di produzione, dal momento che da qui proviene più di un quarto dell’export nazionale; si nota certamente un decremento del 13,9 per cento delle esportazioni di armi e munizioni rispetto al 2014, che tuttavia è stato un anno record. Le esportazioni di armi e munizioni dalla provincia di Brescia, seppur con andamento oscillatorio, sono in tendenziale crescita, e nel 2014 hanno presentato un record storico di oltre 346 milioni di euro con un incremento rispetto all'anno precedente del 9,5 per cento».

Dai dati del 2015 si evince anche, aggiunge Beretta, che «persistono le esportazioni di armi per le polizie e gli apparati di sicurezza di paesi come l’Egitto al quale, nonostante la decisione del Consiglio dell’Unione europea di sospendere le licenze di esportazione di ogni tipo di materiale che possa essere utilizzato per la repressione interna, il governo Renzi, dopo aver autorizzato nel 2014 l’invio di 30mila pistole prodotte nella provincia di Brescia, nel 2015 ha fornito 3.661 fucili, in gran parte esportati da un’azienda della provincia di Urbino».

DOVE VANNO le armi? Per quel che riguarda l'esportazione globale dall'Italia di armi e munizioni, primeggiano i paesi dell'Unione Europea, seguono gli Usa, l'Asia (escluso il Medioriente) e l'Africa settentrionale, dove sono aumentate tanto da raggiungere nel 2015 la cifra record di quasi 52 milioni di euro.

Le armi bresciane secondo Opal «sono dirette principalmente in America del nord (128 milioni di euro), nei paesi Ue con 88 milioni, ma, osservando il 2014, si nota che ci sono state consistenti forniture al Messico, Libano, Marocco e Oman: paesi i cui corpi di polizia sono stati spesso denunciati dalle organizzazioni internazionali per violazioni dei diritti umani. In estrema sintesi nel biennio 2014-15 quasi un quarto delle armi e delle munizioni bresciane sono state destinate a zone con conflitti armati».