LE PROSPETTIVE

«La terza dose molto probabile per chi non ha mai avuto il virus»

Roberto Stellini, responsabile dell'Infettivologia in Poliambulanza: «Chi ha fatto il vaccino e prima il Covid ha una risposta di protezione molto più robusta. Sì alla mascherina a portata di mano»
La terza dose di anti-Covid è probabile per l’autunno
La terza dose di anti-Covid è probabile per l’autunno
La terza dose di anti-Covid è probabile per l’autunno
La terza dose di anti-Covid è probabile per l’autunno

Mentre la curva dei contagi è in risalita, la macchina delle vaccinazioni inizia a subire qualche rallentamento, soprattutto nelle prime dosi, la variante Delta continua la sua corsa e lo scenario da qui all’autunno rimane segnato da molte incertezze. Non c’è pace nemmeno per chi ha già completato il ciclo vaccinale anti Covid, perché è aperto il dibattito sull’opportunità di una terza dose per rinfrescare la memoria del sistema immunitario contro Sars-Cov-2. In Israele, alle prese con la rimonta delle infezioni, si somministrerà una terza dose agli immunodepressi, ma in Europa e oltreoceano Ema e la Food and Drug Administration frenano, nella convinzione che è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo: non ci sono ancora sufficienti dati dalle campagne di vaccinazione e dalle ricerche sull’immunità. «Le domande aperte sono tante, ma non possiamo dimenticare che vacciniamo contro il Covid da meno di un anno, e non ci sono ancora studi abbastanza solidi che ci confermino la durata della protezione anticorpale (si ipotizza dai 6 ai 9 mesi) – mette in chiaro Roberto Stellini, responsabile del Servizio di Infettivologia di Fondazione Poliambulanza -. Quello che si sta capendo è che chi ha fatto l’infezione, anche in modo asintomatico, dopo la prima dose del vaccino ha una risposta immunitaria più robusta, che non è solo anticorpale ma anche cellulare, e che grazie alla memoria immunitaria dura più a lungo». La stragrande maggioranza che non ha avuto il Covid si deve quindi preparare a una nuova sessione vaccinale? «Credo che una terza dose debba essere fatta, soprattutto per chi non ha mai contratto il virus. Più che in autunno è probabile che la decisione arriverà in inverno, valutando anche il vaccino da usare, se quello odierno o nuove formulazioni che proteggono dalle varianti – spiega lo specialista dell’ospedale di via Bissolati -. D’altronde una eventuale terza dose non è qualcosa di insolito nel panorama vaccinale, perché ci sono tanti altri vaccini per cui facciamo il richiamo, pensiamo solo all’antitetanica, o all’antinfluenzale da ripetere ogni anno». Ci sono delle categorie - segnala Stellini - come gli over 60 e gli immunodepressi, che dovranno essere tenute d’occhio e che saranno prioritarie in caso di una terza dose, perché «i grandi anziani, ad esempio, hanno una perdita anticorpale superiore ai giovani». Mentre all’orizzonte si profila una nuova variante, la lambda intercettata in Perù, che sembra più resistente ai vaccini, le movide sull’onda dei festeggiamenti azzurri offrono terreno fertile ad un virus incline a mutare. «Sono molto preoccupato – dice Stellini -. La pandemia ci ha insegnato che in un mondo iperconnesso Wuhan è vicinissima a noi, ed è necessario continuare a tenere comportamenti responsabili, anche alla luce di quanto sta succedendo nel Regno Unito e in altri Paesi». Secondo lo specialista «sarebbe necessario un maggior rigore, soprattutto sulle mascherine e i distanziamenti: camminare per strada o su un prato senza contatti non espone a rischio, ma quando non si può tenere un metro di distanziamento, come negli assembramenti, allo stadio o negli spazi più densamente frequentati, la mascherina dovrebbe essere necessaria, anche se ci troviamo all’aperto». Qualche dubbio anche sul green pass, che si appresta a diventare il salvacondotto per fare vita sociale. «Ben venga il green pass, ma che non diventi un “liberi tutti” – avverte il responsabile dell’Infettivologia della Poliambulanza -. I vaccini sono formidabili, hanno ridotto del 90 per cento i ricoveri per Covid e del 95 per cento la mortalità degli over 60, ma abbiamo nuove varianti dietro la porta, e quando ci troviamo in un contesto di rischio la mascherina rimane un presidio irrinunciabile. Da qui al prossimo futuro dovremo abituarci ad avere sempre la mascherina a portata di mano, che non significa indossarla costantemente, ma saperla usare quando ci esponiamo – o esponiamo qualcun altro – ad un rischio maggiore».•.

Lisa Cesco

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