l'inchiesta

Lobby nera: la Procura indaga Fidanza e Acri per corruzione

di Giuseppe Spatola
Sospetti dei magistrati milanesi sulle dimissioni dell’ex consigliere di FdI in Loggia e sull’assunzione del figlio in Ue. Nei confronti del medico bresciano i finanzieri hanno eseguito sia perquisizioni domiciliari che acquisizioni di documenti
L'eurodeputato milanese Carlo Fidanza, indagato per corruzione
L'eurodeputato milanese Carlo Fidanza, indagato per corruzione
L'eurodeputato milanese Carlo Fidanza, indagato per corruzione
L'eurodeputato milanese Carlo Fidanza, indagato per corruzione

L’ombra lunga dell’indagine sulle ingerenze «nere» nella politica lombarda da Milano si allunga fino a Brescia con Carlo Fidanza, l'europarlamentare di Fratelli d'Italia che si era autosospeso dopo l'inchiesta «Lobby nera», e Giovanni Acri, ex consigliere comunale di Brescia, indagati dalla procura di Milano per «corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio».

Nei confronti di Acri i finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano hanno eseguito perquisizioni locali e domiciliari e acquisizioni documentali così come confermato dal procuratore capo di Milano Marcello Viola.

Secondo l'ipotesi della procura milanese l'esponente bresciano di FdI si sarebbe dimesso dalla carica di consigliere «ricevendo in cambio l'utilità rappresentata dall'assunzione del proprio figlio quale assistente parlamentare» proprio di Fidanza.

La vicenda non è nuova per le cronache locali così come a ottobre aveva riportato proprio Bresciaoggi. Il 25 giugno 2021 Acri si era dimesso dalla Loggia per «motivi personali», ma a inizio ottobre un esposto anonimo aveva sollevato dubbi sull'assunzione del figlio dell'unico eletto di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale. Alle dimissioni di Acri era subentrato Giangiacomo Calovini, portavoce del senatore e già coordinatore provinciale FdI, Gianpietro Maffoni, oltre che responsabile della scuola politica voluta proprio da Fidanza a Bruxelles.

Per i pm di Milano Cristiana Roveda e Giovanni Polizzi il campanello d'allarme sarebbe da cercare tra le opportunità politiche che questo cambio in Comune ha portato alla famiglia Acri: il figlio, dopo le dimissioni del padre, è stato assunto come assistente locale nella segreteria politica dell'europarlamentare. Peraltro l’assunzione è scattata quando ancora era minorenne e aveva 17 anni. Il particolare emerge dalle indagini della Gdf. Il contratto di assunzione sarebbe stato redatto a Milano nello studio di un commercialista il 18 giugno del 2021 e prevederebbe un compenso di 600 euro al mese più rimborsi. Nell'ipotesi della Procura , Acri si sarebbe dimesso su input di Fidanza e in cambio avrebbe ottenuto proprio il lavoro per il figlio.

Per i pm Acri che sarebbe il «corrotto», perchè dimettendosi avrebbe commesso un «atto contrario ai doveri d'ufficio», mentre Fidanza sarebbe il «corruttore», colui che in cambio lo avrebbe ricompensato con l'assunzione del figlio. Il reato è contestato «in data anteriore e prossima al 25 giugno 2021», ossia il giorno in cui Acri ha lasciato il Consiglio, in modo da far subentrare Calovini.

Le Fiamme Gialle, oltre alle perquisizioni a Brescia a casa di Acri e del figlio (sequestrati documenti, telefoni e altri dispositivi ndr), avrebbero fatto visita anche nello studio del commercialista. «Evidentemente, facendo politica, non si può essere simpatici a tutti e probabilmente qualcuno ha tentato di colpirmi in un momento di difficoltà. Tengo solo a dire che sono più che sereno, non ho commesso alcun atto illecito», ha spiegato in una nota l'eurodeputato. Stessa serenità ostentata da Acri che ha ribadito la sua «estraneità» alle accuse mosse dalla procura milanese. «Ho lasciato perché sono aumentati i miei impegni lavorativi all'estero ed ho rassegnato le dimissioni anche dagli ospedali dove lavoravo a partire da 2016 e le ultime in marzo 2022 - ha detto Acri - tutto come da idonea documentazione».