LA CURIOSITA'

Meno lettere e cartoline, ma le cassette rosse non si danno per vinte

Sul territorio provinciale ne esistono ancora 1.461 di cui 344 a Brescia. Raccolgono 200 chili di corrispondenza al giorno, lago di Garda in testa

Ha ispirato titoli cinematografi e trasmissioni televisive; e anche la tecnologia ne ha riconosciuto i meriti, conservandone il nome, e-mail. È la Posta con le sue cassette rosse ancora capillarmente distribuite sul territorio nazionale, presidio indispensabile per chi ancora, sempre di meno però, affida parole e pensieri ad una lettera scritta a mano o ad una cartolina. Se la Posta elettronica in pochi anni ha soffiato loro il mestiere, le cassette postali tuttavia rivelano una notevole capacità di resilienza, come si usa dire oggi. Nel Bresciano ve ne sono ancora 1.461, di queste 344 a Brescia e il resto sparse nella provincia; raccolgono quotidianamente 200 kg di corrispondenza di cui 35 in città e il resto fuori; d’estate è il lago di Garda a registrare le migliori performance.

Purtroppo gli uffici postali non dispongono di una serie storica per svolgere dei paragoni, ma di fatto il computer ha da tempo sfrattato lettere e cartoline dal panorama della comunicazione. Le Poste tuttavia non si arrendono e rispondono alla sfida con le cassette Smart - sono 29 nel Bresciano, tutte in provincia per ora - dotate anche di un moderno sistema di rilevazioni di dati atmosferici e di inquinamento per offrire un servizio in più all’affezionato utente. L’Archivio storico di Poste conserva le prime notizie delle cassette postali: risalgono alla fine dell’Ottocento quando, nel 1886, la Direzione generale stipulò un contratto per la fornitura di 100 cassette mobili «da collocarsi nelle varie stazioni delle principali linee ferroviarie del Regno» per un costo di 2.200 lire. Nel 1893-1894 le stazioni ferroviarie più importanti, come quella di Milano, sono poi dotate di nuove cassette mobili. Dal 1895 le cassette approdano nei grandi alberghi frequentati da persone abbienti e istruite e dal 1898 si prestano alle pubblicità. Le Regie Poste e la ditta Baudi e C. di Torino stipulano un accordo per utilizzarle come veicolo di promozione merceologica.

A fine 800 risultano in servizio 15.000 cassette fisse, 4.260 cassette mobili (utilizzate nelle stazioni, sui treni, sui tram, piroscafi, alberghi). Ma pochi anni dopo, nel 1906 sono già 20.530 quelle fisse e 6.942 le mobili. Nella Prima guerra mondiale speciali uffici postali accompagnano le truppe al Fronte. Sono quattro le casse di legno, corredate di sgabelli e piani di appoggio, che una volta aperte si trasformano in un ufficio postale. Dotate di apertura a ribalta, le casse si trasformano in tavoli da lavoro; dal loro interno si estraggono timbri, calamai, tamponi, matite, penne, una piccola bilancia per pesare le lettere e una per pesare i pacchi, una cassetta d’impostazione, il casellario pieghevole in tela per suddividere la corrispondenza e, naturalmente, anche una cassetta di impostazione. Negli anni Venti vengono studiate nuove cassette automatiche e alla stazione ferroviaria di Milano entra in funzione un macchinario per l'inoltro meccanico permanente della posta: questo fa sì che le missive, attraverso un sofisticato sistema di scivoli e nastri scorrevoli arrivino direttamente all'impianto di trasporto e di smistamento interno. Tra il 1957 e il 1959 un nuovo modello di cassetta è pensato per il sempre più numeroso esercito di motorizzati ai quali viene offerta la possibilità d'imbucare lettere e cartoline in cassette dedicate senza scendere dalla motocicletta o dall’auto. Dal 1965 la posta viaggia su tram e autobus, per l’inoltro celere della corrispondenza, grazie a piccoli contenitori rimodernati nella forma e nelle linee. La cassetta è agganciata sulla fiancata destra del tram o dell’autobus, accanto alla porta anteriore, lato passeggeri. Quando il mezzo arriva alla stazione ferroviaria (o aeroporto) la cassetta è ritirata da impiegati delle Poste e poi portata all’ufficio postale dove si provvede a inoltrare la corrispondenza ai vari treni (o aerei). Una cassetta vuota prende il posto di quella ritirata. Tra il 1950 e il 1960 fa la sua comparsa la cassetta di impostazione di posta aerea e pneumatica.

Al centro una doppia cornice metallica destinata ad ospitare avvisi informativi, pubblicitari. Il servizio di posta area nazionale notturna coinvolge Milano già nella fase sperimentale del 1964 e sarà operativo in tutta Italia nel 1965. La Posta pneumatica viaggiava velocemente da un ufficio all’altro all’interno della stessa città, grazie a una rete di condutture sotterranee e ad impianti ad aria compressa. Il servizio, disponibile dal 1913 a Milano, Roma e Napoli, è rimasto in funzione fino al 1981. Tra il 1961 e il 1965 arrivano le cassette di impostazione a due feritoie. Permettono di separare la posta diretta in città da quella diretta altrove. Quando la cassetta viene svuotata si usano sacchi con due scomparti e la posta, così suddivisa, segue due percorsi distinti: quella diretta in città finisce in un ufficio dove viene suddivisa in base all’indirizzo e poi recapitata; quella diretta fuori città viene portata all’Ufficio di Poste ferrovia (o di Poste aeroporto, a seconda dei casi), suddivisa in base alla città di destinazione e portata al relativo treno/aereo. La nuova organizzazione logistica è progressivamente estesa ai principali centri urbani (Milano, Torino, Bologna, Genova, Roma) e sostanzialmente completata nel corso del 1965. Permette di gestire in modo più efficiente volumi di posta ormai molto elevati: si è passati dai 3 miliardi di corrispondenza del 1951 agli oltre cinque miliardi del 1960, su scala nazionale. Nel 1967 il presentatore Corrado sbuca da una cassetta di impostazione, in uno spot destinato a far conoscere il Cap agli italiani. Per questa campagna informativa le Poste coinvolsero testimonial del mondo dello spettacolo fra i quali Gianni Boncompagni, Raffaella Carrà, Gino Bramieri, Aba Cercato, Gianni Morandi e Ugo Tognazzi. Fra il 1963 e il 1965 vengono installate (fra sostituzioni e nuove installazioni) circa 3.000 nuove cassette, seguite da altre 4.000 nel 1970, 3.000 nel 1971, 2.400 nel 1977, 2.900 nel 1981, 1.800 nel 1983, 1.300 nel 1992.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

William Geroldi

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