L’«UNITÀ SPECIALE»

Sole, il cane che fa la guardia antiveleno per il territorio

di Giada Ferrari
Sotto la guida dell’agente Paolo Tavelli del distaccamento di Vestone un vero baluardo nella caccia a esche proibite in grado di fare molti danni
Un rapporto molto stretto quello tra Paolo Tavelli e Sole
Un rapporto molto stretto quello tra Paolo Tavelli e Sole
Un rapporto molto stretto quello tra Paolo Tavelli e Sole
Un rapporto molto stretto quello tra Paolo Tavelli e Sole

Sole, un Drahthaar da ferma tedesco a pelo duro di due anni, è il cane antiveleno della provincia di Brescia. Il primo ad essere operativo sul territorio ed in dotazione alla Polizia Provinciale nel progetto «Life WolfAlps Eu», progetto che nasce da Regione Lombardia con la partnership di Life WolfAlps Eu, i quali hanno finanziato Sole con un totale di 64.400 euro. L’obiettivo: salvaguardare il lupo. Sole è addestrato come cane antibracconaggio, anche se la piaga dell’avvelenamento è ormai dilagata nei parchi e giardini pubblici. Sole e il suo conduttore, l’agente Paolo Tavelli del distaccamento di Vestone, sono valore aggiunto per le Unità cinofile antiveleno. Gettare bocconi avvelenati non solo è reato, ma è anche una tra le più serie minacce per la conservazione della fauna e dell’ambiente in genere. Un pericolo per tutti questo perché il veleno non sceglie le sue vittime. Sole è già all’opera sul territorio: a Concesio e a Gardone Valtrompia ha scovato per ben due volte fette di salame piene di topicida sparse da un vicino incosciente, a Magasa invece il ritrovamento due cani morti per avvelenamento. Insomma il Drahthaar ha già il suo bel da fare.

È importante considerare che di cani come Sole ce ne sono veramente pochi; sono solo sei le unità cinofile antiveleno in Italia, due delle quali in Lombardia: a Lecco e a Brescia. Sole è nato in un allevamento di Genova, da lì è stato prelevato e formato alla «detection» dall’addestratrice Roberta Bottaro. Si stimola dapprima l’interesse, così come si fa anche per i cani antidroga o antimina, insegnando a cercare un odore neutro. Nel caso di Sole veniva utilizzato al principio un kong, tipico gioco di gomma per cani, fino a ridurre sempre più le misure dell’oggetto. Poi dall’odore neutro si imposta la ricerca su un’altra sostanza: il cibo. Durante le prove viene nascosta, sotto coni, sassi e alberi, una salsiccia intera: questo perché «l’avvelenatore esperto non getta mai esche troppo piccole, ma bocconi grandi e appetitosi». Una volta ricevuto il comando dal conduttore incolla il naso a terra e comincia la ricerca. La segnalazione di ritrovamento si traduce poi con Sole che si siede, fissando la presunta esca, a cui ovviamente non si avvicina, e cerca con lo sguardo il padrone. Qui si premia il cane e si lavora con il rinforzo positivo, trasformando il lavoro in gioco. Sole è in addestramento per essere un cane antiveleno sin da cucciolo; e ora è dunque un valore aggiunto alla lotta contro l’avvelenamento che, ricorda Tavelli, avviene nei modi più disparati.

Dall’utilizzo di diversi veleni quali metaldeide, paraffina, cristalli di cianuro, anticrittogamici fino all’aggiunta nelle esce di spilli e lamette: «I sintomi in caso di ingestione sono vari: andatura a zig zag, spossatezza, apatia, crampi addominali, il cane che gira su se stesso ripetutamente, sangue nelle feci, vomito. Guai a sottovalutarli». Con i veleni bisogna essere tempestivi e purtroppo talvolta non è sufficiente. Rimane comunque fondamentale la segnalazione sia da parte del veterinario, che attiverà l’Istituto Zooprofilattico per le analisi, sia per il sospetto di aver visto un boccone avvelenato. In quest’ultimo caso bisogna sempre chiamare il 112 per avvisare le forze dell’ordine, che allerteranno i sindaci di competenza affinché tutti i cittadini siano informati, oltre ad Ats per le procedure di bonifica. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA