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20.07.2019

«Da 50 anni aspetto di sbarcare sulla luna»

Stefano Campanini non è salito su un razzo, ma pilota gli aerei
Stefano Campanini non è salito su un razzo, ma pilota gli aerei

«Ecco il primo bresciano che andrà sulla luna». Il titolo campeggia sulla prima pagina del quotidiano La Notte. É il 1969. Pochi giorni prima l’Apollo 11 ha toccato il suolo lunare. E a Brescia c’è chi spera di ripercorrere le orme di Neil Armstrong e Buzz Alvin. É Stefano Campanini, 18 anni, «terza liceo scientifico, ex boy scout appassionato di meccanica e fisica, divoratore di libri d’avventura». Stefano ha già in tasca la prenotazione: un tesserino rilasciatogli un anno prima dalla Pan American. CAMPANINI guarda la luna dalla sua cameretta in piazzale Tebaldo Brusato e sogna... «Avevo letto che la Pan American riceveva prenotazioni per il primo viaggio lunare collettivo, e subito ho scritto - racconta -. Nel giro di pochi giorni ho ricevuto un tesserino con il quale avevo diritto alla precedenza assoluta. Porta il numero 8495 in scala mondiale». Tutto era cominciato nel 1968, quando Juan Trippe, Ceo della Pan Am, decise di creare il Club «Primi voli sulla luna». La compagnia aerea annunciò di accettare prenotazioni per viaggi in orbita, che sarebbero dovuti iniziare nel 2000. Nel 1971, quando la lista venne chiusa, si erano già prenotate quasi centomila persone, compreso il futuro presidente degli Usa Ronald Reagan. Uno tentò addirittura di saltare la «lista d’attesa» staccando un assegno da un milione di dollari. Oggi non esiste più nemmeno la compagnia, chiusa nel 1991 senza mai adempiere ai suoi «impegni spaziali». Il costo del viaggio, calcolato per proiezione, ammontava a 14 mila dollari. Visto col senno di poi, non era credibile che un volo sulla luna potesse costare così poco. «C’È STATO un costante flusso di richieste di prenotazioni - spiegò Peter McHugh, vice presidente Pan Am nel 1989 - , ma il vero diluvio è venuto dopo il successo della missione Apollo 8 nel dicembre 1968 e l’allunaggio dell’Apollo 11 il 20 luglio del 1969». Una «spinta» considerevole la Pan Am l’aveva avuta anche da Hollywood. Nel film «2001: Odissea nello spazio», Stanley Kubrick accese la fantasia del viaggio interplanetario. Nel film i protagonisti giungono ad una stazione orbitale sull’Orion III, una sorta di aeroplano spaziale con il logo Pan Am, mentre una hostess distribuisce spuntini a gravità zero. Stefano Campanini oggi ha 68 anni e vive a Salò. Ricorda con emozione i suoi diciott’anni, lo sbarco sulla luna visto alla tv, e la speranza che il suo viaggio si realizzasse. «A quel tempo ero uno studente, vendevo abbonamenti alle scuole per le riviste Time e Life - racconta -. Avevo visto quel coupon e non avevo saputo resistere. Per qualche anno ho creduto davvero che quel giorno sarebbe arrivato, poi non ci ho più pensato, e ho chiuso la “prenotazione“ in un cassetto». STEFANO FACEVA parte della generazione dei sognatori che alla fine degli anni Sessanta erano convinti che tutti avremmo potuto volare nello spazio. «Tutto sembrava possibile. Oggi si parla dello sbarco sulla luna, ma solo per ricordare che è passato mezzo secolo - spiega -. Ho aperto il cassetto e ho ritrovato quel biglietto, il “pass“ per il viaggio dei miei sogni, che non ho mai fatto davvero. Sono quarant’anni che volo, ma non su una navicella spaziale, bensì sui velivoli dell’Aeroclub Brescia. I primi 4 chilometri verso la luna però li ho già fatti, posso dire di essermi già avvicinato un po’...». Ma ci andrebbe davvero sulla luna? «Di quel sogno, che non si è mai spento, mi è rimasto un tesserino sbiadito e un ritaglio di giornale. Vorrei poter dire: non dimenticatevi di me, mi sono prenotato cinquant’anni fa...». •

Cinzia Reboni
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