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22.11.2019

Bendinoni vince il suo «Giro»: esplora l’Italia in bici in 31 giorni

L’albergatore  di Gargnano ha percorso in bicicletta  5.436 chilometri in trentuno giorni Una sosta in riva al mare La fotografia ricordo  più romantica   davanti all’Arena di Verona Fulvio Bendinoni a Pisa
L’albergatore di Gargnano ha percorso in bicicletta 5.436 chilometri in trentuno giorni Una sosta in riva al mare La fotografia ricordo più romantica davanti all’Arena di Verona Fulvio Bendinoni a Pisa

A chi gli chiedeva ieri mattina come mai non avesse ancora tagliato la barba, dopo 31 giorni trascorsi in giro per la Penisola in bicicletta, la disarmante e sorridente risposta di Fulvio Bendinoni, albergatore gargnanese classe ’63, era sempre la stessa: «Adesso non ho voglia». COME DARGLI torto del resto, dopo aver macinato 5.436 chilometri complessivi sulle strade di tutta Italia, pedalando ogni giorno in media per 7/8 ore con qualsiasi condizione meteo e senza un giorno di riposo, in un itinerario comprensivo delle cime del Vesuvio e dell’Etna. L’altro ieri è tornato a casa dopo l’ultima tappa, Venezia-Gargnano di 191 chilometri, partenza alle 4 e arrivo all’hotel (Livia) di famiglia alle 15.30 tra gli applausi dei familiari. Ma chi te l’ha fatto fare? Chiedono un po’ tutti adesso, dopo averlo incoraggiato tutte le sere sulla sua pagina facebook al termine di ogni tappa. «Nessuno», risponde laconico. Nel 2014 la prima gita fuori porta di quattro giorni fino a Modena (sempre andata e ritorno). Nel 2015 obiettivo sulla Croazia, in bici dal dentista. Negli anni successivi altri tour nell’Italia settentrionale e centrale, nel 2018 la Corsica passando dalla Sardegna alla ricerca delle origini familiari: i suoi avi erano i Dominici, soprannominati a Gargnano «Frans» proprio perché emigrati dall’isola francese. Quest’anno dopo aver scartato la tratta di Santiago de Compostela in Galizia (nel Nord-Ovest della Spagna), Fulvio ha scelto di fare il giro d’Italia scendendo dal litorale tirrenico, visitando la Sicilia con risalita dalla costa adriatica. Nessuna velleità agonistica (la media era di 19 km orari), niente sponsor (solo le sacche da viaggio erano ricavate da vecchie vele di barche, fornite dall’amica Elena Filippini della Kevlove di Bogliaco), così come modesta la preparazione estiva tra i ritagli di tempo della professione: semplicemente la voglia di vedere l’effetto che fa. «QUEST’ANNO poi non dovevo nemmeno raccogliere le olive», ammette. Poco il divertimento. «Alla resa dei conti solo avventura - rivela -. Niente a che vedere con le tappe pianificate da casa con Google maps. Ogni giorno c’erano imprevisti e difficoltà da superare, la realtà è stata molto diversa». Anche la sfortuna ci ha messo del suo rendendo tutto più epico: dopo due giorni di «viaggio» la sostituzione del cellulare guasto, poi dalle parti di Civitavecchia la rottura del telaio della mtb del 1992 adattata con copertoncini da strada e, di conseguenza, la necessità di acquistare una bicicletta nuova. Dopo due tappe ancora, il calvario di ben cinque forature nell’arco di una sola giornata con gli ultimi 17 chilometri a spingere la bici a piedi prima di poter raggiungere un meccanico. «AL SUD LA viabilità è un disastro - racconta Fulvio Bendinoni - e non ci si può distrarre un attimo, altrimenti sono guai. La circumvesuviana sembra un mercato, i litorali sono pieni di buche e avvallamenti causati dalle radici dei pini marittimi che obbligano i ciclisti a emigrare sulle tangenziali. Senza dimenticare i tanti cani randagi per le strade». I posti più belli del viaggio? «La costiera amalfitana e il cilento su tutti, poi la Puglia - conclude -. In gennaio torno a trovare gli amici, salutati in fretta nei giorni scorsi a Bisceglie e a San Giovanni Rotondo. Questa volta però in macchina». Ah, ecco. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luciano Scarpetta
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