«La ciclabile del Garda progetto insostenibile»

Lo scorso 30 maggio il Tavolo Tecnico operativo istituito dal Ministero delle Infrastrutture ha licenziato la valutazione finale sul progetto di fattibilità tecnica ed economica della Ciclovia del Garda, l’ormai famoso anello che dovrebbe collegare i comuni rivieraschi delle tre regioni affacciate sul lago. Senza aspettare il documento unitario, forse il più prestigioso consulente del MiMS, Paolo Pileri, ordinario al Politecnico di Milano di Pianificazione Territoriale e Ambientale e pioniere della mobilità lenta, ha stroncato il progetto. Nel testo, significativamente titolato «Ciclabile del Garda: in nome della sostenibilità si può sfregiare il paesaggio?» (Altroconsumo), Pileri smonta le ragioni di un’opera che «scavalca qualsiasi limite etico, ambientale e paesaggistico, e pure di finanza pubblica». E alla fine fa appello a Ministeri e Soprintendenze perché mostrino «l’insostenibilità di quell’opera e il fatto che il rispetto del paesaggio viene prima di qualsiasi prodotto turistico». Ma come si è arrivati sino a questo punto? Il progetto parte sette anni fa con il coinvolgimento da parte locale dell’allora ministro delle Infrastrutture e Trasporti Del Rio (governo Renzi), ma solo nel 2022 grazie ai fondi Pnrr per il rafforzamento della mobilità ciclistica si ha una significativa accelerazione. Ma i 46 milioni sinora stanziati sono ancora una goccia rispetto ai 344 milioni previsti per i 166 km. di ciclabile, e con costi continuamente in ascesa. La posizione delle Regioni è stata illustrata giorni fa a Valeggio sul Mincio in un affollato incontro tra amministratori locali: un pieno ed incondizionato appoggio a questo progetto «sostenibile», «green»,di «turismo lento» e di «miglioramento economico e di qualità della vita». Tutte espressioni condivisibili ma generiche, tipiche della narrazione politica, prive però di reali riscontri sulla specificità tecnica di quest’opera, che ai problemi di finanziamento unisce fortissime criticità ambientali e paesaggistiche. Sappiamo tutti che il grimaldello usato per il successo della proposta è stato sulla sponda bresciana l’esempio di Limone, «La ciclabile dei sogni», come è stata definita, certo una indovinata trovata pubblicitaria, ma è in realtà poco più di un percorso pedonale, spesso intasato d’estate, esposto alla franosità della falesia, e troppo stretto per i requisiti della ciclabile gardesana. Replicare l’esperienza di Limone è insostenibile. Per far passare un altro percorso ci vuole quello spazio che nell’alto Lago non c’è più, e che è impensabile ricavare ancora a strapiombo sull’acqua, infiggendo lunghi pali d’acciaio nelle falesie o con passerelle metalliche lungo la costa, distruggendo la visione del paesaggio dal lago da chi il turismo lento lo pratica davvero, dalla barca o dalla vela (...). Ma d’altronde si è mai sentito di proposte per una ciclabile di questo tipo nelle Cinqueterre o in Costiera Amalfitana? Sono tutti luoghi - pressochè immodificabili - in cui non c’è ulteriore bisogno di attirare turismo, ma di selezionarne la qualità (...). In realtà molti Sindaci sono scettici, e la Comunità del Garda è attenta a questo fermento. Una soluzione ragionevole e realizzabile entro il 2026 ci sarebbe. Un semianello limitato al Basso Lago, che unisca le ciclabili lombarde e venete e valorizzi l’entroterra (la Valtenesi, il Lugana), senza aggredire la costa. Cha parta da Salò –dove per mancanza di spazio addirittura si è progettata la ciclabile sulla passeggiata a lago! - e arrivi a Garda. Poi magari si carichi la bici su un ecologico battello e si prosegua pure il tour.