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27.10.2020 Tags: Toscolano Maderno

Stupro, non ci sono attenuanti

Stupro in collina: i carabinieri avevano rinvenuto prove schiaccianti
Stupro in collina: i carabinieri avevano rinvenuto prove schiaccianti

Il giudice non gli ha riconosciuto attenuanti nonostante nel processo abbia ammesso le sue responsabilità, collaborato con la ricostruzione dei fatti e chiesto scusa alla vittima, ai suoi familiari e pure allo Stato italiano, per il brutale stupro da lui commesso sui sentieri di Toscolano. La condanna è stata esemplare. Questo emerge dalle motivazioni della sentenza con cui la prima sezione del tribunale di Brescia lo ha condannato a dieci anni di carcere per avere aggredito e violentato lo scorso 3 maggio (l'ultimo giorno del lockdown) una donna di 70anni che con la famiglia stava facendo una passeggiata in collina. «La sua condotta processuale - si legge nelle sette pagine delle motivazioni depositate nei giorni scorsi - ha avuto di fatto valenza neutra nell'economia del giudizio». A pesare sulla condanna a 10 anni nei confronti del responsabile, un 33enne nato in Repubblica Dominicana, è stato l'avere compiuto la violenza «in una zona boschiva scarsamente frequentata in periodo di lockdown e ai danni di una donna settantenne indebolita dalla stanchezza e con problemi di “artrosi e pressione alta”». A incastrare il 33enne, arrestato alcune settimane dopo lo stupro, (oltre alla testimonianza di un uomo che lo aveva visto nel bosco e alle celle telefoniche che lo avevano agganciato a Toscolano) era stato il suo dna isolato da alcuni indumenti sequestrati e trovato sul corpo della vittima. «La probabilità statistica di poter riferire i reperti ad altro soggetto con il medesimo profilo genotipico è, come si è visto, pressochè nulla – sottolinea il giudice nelle motivazioni – Il parametro probatorio di riferimento, infatti, nel caso di specie, non è quello dell’assenza del “ragionevole dubbio”, bensì quello della certezza assoluta». •

PA.CI.
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