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07.12.2019

Tav sulle falde acquifere: «Non ci lasciate a secco»

Il futuro imbocco della galleria a Campagna di Lonato: preoccupazione per le interferenze idricheIl rendering del tracciato in trincea della Tav tra  Brescia e Verona
Il futuro imbocco della galleria a Campagna di Lonato: preoccupazione per le interferenze idricheIl rendering del tracciato in trincea della Tav tra Brescia e Verona

Valerio Morabito Valentino Rodolfi Potrebbe aprirsi un nuovo fronte legale, dovuto a preoccupazioni ambientali, sul cammino della Tav Brescia-Verona: la galleria ferroviaria a doppia canna di 7.371 metri da scavare fra Lonato e Desenzano, che avrà interferenze non trascurabili su almeno 4 falde acquifere importanti, preoccupa i «vicini» dell’alto Mantovano, da Castiglione in giù. Perché le colline moreniche sono un unico sistema geologico dove tutto è collegato e la paura è che la grande opera possa compromettere le falde e in pratica lasciarli senz’acqua. A RAPPRESENTARE con forza questi timori è Giampaolo Ogliosi, presidente del Consiglio di amministrazione di Sisam spa, società a capitale interamente pubblico dei Comuni dell'Alto mantovano che, attraverso le sue controllate, si occupa principalmente dei servizi idrici. «Se non dovessimo ricevere le risposte attese ormai da mesi da parte di Rfi – ha affermato Giampaolo Ogliosi - sullo studio elaborato e sottoscritto da 18 sindaci nel quale si faceva notare come la galleria tra Desenzano e Lonato avrebbe tagliato le falde che portano acqua all’Alto mantovano, ricorreremo per vie legali contro la realizzazione della Tav Brescia-Verona». L’ultimatum è serio: «Abbiamo già allertato il nostro staff legale e in caso di mancate risposte saremo pronti a far lavorare gli avvocati per provare a fermare questa opera. Ci tengo a ribadire - dice Ogliosi - che non siamo contro l’alta velocità a priori, ma non accetteremo di essere danneggiati». Il presidente di Sisam spiega sul merito: «Sono molto preoccupato per la costruzione della galleria tra Desenzano e Lonato. Un’opera potenzialmente dannosa. Nel Mugello si è visto come questi lavori possano creare guai irreversibili. Lì dove vogliono scavare ci sono le falde, ovvero dove noi ci approvvigioniamo (come, per fare un esempio, nei pozzi di Medole). Se le prosciugano, con cosa daremo acqua ai cittadini?». In sostanza, come riferiamo nell’articolo a fianco, erano stati gli stessi progettisti della Tav a ravvisare le interferenze con le falde e il rischio di un depauperamento della risorsa idrica nell’area morenica. Il progetto definitivo era stato approvato nel 2014 dal Governo con 309 prescrizioni, fra cui la necessità di approfondire le interferenze idrogeologiche della galleria e trovare soluzioni. MA QUALI? Quello che si sa è che il progetto esecutivo ha superato nel corso di quest’anno l’esame di Via del ministero per l’Ambiente e di sicuro non potevano mancare gli approfondimenti prescritti. Ma quanto efficaci saranno le soluzioni adottate? E soprattutto: chi le ha mai viste? Quale pubblicità è stata data? Chi ha letto la relazione? Non i sindaci dell’alto mantovano, non il presidente della Sisam, questo è sicuro. E ancora: per la galleria verranno estratti fino a 800 mila metri cubi di terre, in un contesto ad alta e media permeabilità, in contatto con agenti chimici condizionanti necessari allo scavo. Come prescritto, il costruttore della Tav ha chiesto al prestigioso Istituto «Mario Negri» di valutare tossicità ed ecotossicità di queste sostanze. Ma chi ha visto il responso? Si può credere sulla fiducia che il progetto sia fatto con criterio. Ma perché non dare trasparenza e pubblicità alle soluzioni adottate? •

Valerio Morabito Valentino Rodolfi
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