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30.10.2020

Vietato sparare
nel Parco tra
timori e polemiche

Brusco stop alla campagna di abbattimento dei cinghiali nel comprensorio dell’alto Garda Le oasi tutelate dall’Ue diventano off-limits per i cacciatori
Brusco stop alla campagna di abbattimento dei cinghiali nel comprensorio dell’alto Garda Le oasi tutelate dall’Ue diventano off-limits per i cacciatori

Scatta il lockdown dell’attività venatoria nelle aree del Bresciano protette dall’Unione Europea. Ma il Covid-19 non c’entra. A costringere i cacciatori a girare al largo dai Siti Natura è il clamoroso pronunciamento del Tar sul ricorso presentato dalla Lac. Fino al 13 luglio - quando i giudici stabiliranno la compatibilità costituzionale del calendario venatorio della Lombardia - resterà in vigore il divieto di sparare nei parchi. «Congelata» anche la norma che consentiva di abbattere il moriglione e la pavoncella che il Pirellone non aveva escluso dall’elenco delle specie cacciabili. NEL DISPOSITIVO del Tribunale di Milano, si precisa inoltre che per quanto riguarda l’attività venatoria all’interno delle aree designate Natura 2000, i calendari della stagione di caccia devono essere sottoposti a preventiva Valutazione di incidenza. Procedura che nella fattispecie di tre provincie lombarde, Brescia, Cremona e Lecco non è stata effettuata e che richiede un iter lungo e complesso. Nell’immediato la misura interessa soprattutto gran parte dell’alto Garda ed oltre un migliaio di cacciatori. «Il divieto coinvolge in sostanza di quasi tutta l’area del Parco – spiega il presidente della Comunità Montana alto Garda Bresciano Davide Pace -. Stiamo parlando di circa il 70% dell’oasi, ben 200 chilometri quadrati di territorio meta di almeno 1000 cacciatori. In pratica tutto il Comune di Magasa, quello di Valvestino, l’intero territorio municipale di Gargnano e di Tignale, il 90% di Tremosine, metà dell’area di Toscolano Maderno saranno off limits per le doppiette. Rimangono escluse le zone dei Comuni di Salò e Limone, aree nelle quali l’attività venatoria è praticamente quasi assente e l’area di Gardone Riviera». Tutto questo significa che per i cacciatori del Comprensorio alpino C8 rimane ora disponibile per la pratica venatoria solo la zona di San Michele a Gardone Riviera e qualche altra piccola porzione del Parco. Legittima dunque l’amarezza delle circa mille persone che dopo aver pagato tasse e contribuiti, si vedono preclusa la loro attività su quasi l’intero alto Garda. «Vediamo quali passi deciderà di fare adesso Regione Lombardia, se magari riterrà di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato – continua la disamina del presidente Davide Pace -: nel frattempo tutte le attività venatorie, comprese ovviamente quelle in braccata e in selezione al cinghiale sono sospese». Ed è proprio sul fronte dei suidii la cui caccia è una necessità di difesa e non uno svago, che si temono le maggiori ripercussioni dello stop. IERI IL NUMERO dei cinghiali abbattuti in braccata nel parco con l’ausilio dei cani era fermo dopo le quattro uscite di ottobre a 32 capi (su 430 prelievi stagionali consentiti dal censimento annuale, nel periodo ottobre-dicembre). Le rimanenti 11 uscite sono state sospese. Si è invece fermato a 125 il totale degli abbattimenti di cinghiali in modalità selezione, senza l’ausilio di cani. «L’ente gestore dell’attività di caccia è la Regione e non il Parco – chiosa Davide Pace -. Nella valutazione di incidenza del piano di gestione dei Siti Natura 2000 noi avevamo previsto le attività venatorie, il problema è che Regione Lombardia non ha mai messo in valutazione il calendario». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luciano Scarpetta
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