«Fondi contro il dissesto, i conti non tornano»

I fondi contro il dissesto al centro di polemiche istituzionali
I fondi contro il dissesto al centro di polemiche istituzionali

«Il Governo si è degnato di destinare alla Lombardia 26,7 milioni di euro per opere di difesa del suolo, ma queste risorse sono soltanto una minima parte di quanto spetterebbe alla nostra regione per far fronte ad una situazione sempre più complicata dal punto di vista della gestione finanziaria». La notizia della conferma da parte del ministero dell’Ambiente dei fondi previsti dal Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico 2020 viene commentata polemicamente dall’assessore regionale al Territorio Pietro Foroni. «I nuovi finanziamenti - sottolinea Foroni - rappresentano linfa importante e quindi entreranno quanto prima nella disponibilità delle Amministrazioni locali per interventi già in agenda. Lo Stato, però, ricordi che alla Lombardia spetterebbe molto, ma molto di più». Come sottolineava circa un anno fa la Corte dei Conti, nella relazione sul Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico 2016-2018, le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentavano, infatti, solo il 19,9% del totale complessivo in dotazione. Tanto che «come Regione siamo già intervenuti massicciamente, stanziando oltre 137 milioni di euro nell'ambito del cosiddetto “Piano Lombardia“ per le politiche e le azioni concrete di difesa del suolo», aggiunge Foroni. I 26,7 milioni di euro dei fondi del ministero serviranno per 13 interventi di difesa del suolo su tutta la Lombardia. La provincia di Brescia riceverà il contributo più sostanzioso, 7.376.198 euro per quattro interventi: la messa in sicurezza del versante in località Gresine Madonna del Corno a Provaglio d’Iseo (498 mila euro), le difese spondali del torrente Rabbia a Sonico (1,7 milioni), la realizzazione della galleria drenante per la riduzione del rischio idreologico dell’area della frana in località Roncaglia a Pian Camuno (2.592.212 euro) ed infine la realizzazione dell’area di laminazione del torrente Canale a Cellatica (2.585.986 euro). Brescia è tra l’altro la provincia lombarda più esposta al rischio idrogeologico. Per azzerare o quasi le potenziali fonti di pericolo in Valcamonica sarebbero necessarie opere per oltre 60 milioni di euro. È la stima fissata dall’esame incrociato dei risultati di un monitoraggio dell’Ispra e di un’indagine su scala provinciale focalizzata appunto nel comprensorio camuno. Altri 50 sarebbero necessari per difendere il resto del territorio bresciano da alluvioni, frane, inondazioni e smottamenti. •

C.REB.