Rapito dall’Isis,
ultimatum
via Messenger

di Giuseppe Spatola
Rapito dall’Isis, ultimatum via Messenger
Rapito dall’Isis, ultimatum via Messenger
Rapito dall’Isis, ultimatum via Messenger
Rapito dall’Isis, ultimatum via Messenger

L’ultimatum recapitato su Messenger, se verificato, non lascerebbe dubbi alle interpretazioni. Il gruppo criminale vicino agli estremisti dell’Isis che avrebbe rapito l’imprenditore bresciano Sergio Zanotti ha dato tre giorni al Governo italiano per «rispondere alle richieste». «Abbiamo un italiano in ostaggio - hanno rimarcato nel messaggio inviato nelle scorse ore - e se il governo italiano non risponde alle nostre richieste lo uccideremo entro tre giorni». A scrivere su Messenger è ancora il sedicente Abu Jihad che sostiene di essere membro di al Qaeda e simpatizzante dell’Isis, lo stesso individuo che a novembre rese noto il video in cui l’imprenditore chiedeva aiuto per essere liberato. Alla fine il secondo contatto pubblico è tutto in una fotografia mandata come allegato.

Nell’immagine c’è il passaporto dell’italiano Sergio Zanotti, una pistola e un biglietto che reca la data del 16 febbraio 2017. «Siamo in Siria – ha scritto il sedicente jihadista – e sono mesi che abbiamo contattato il governo italiano, ma a loro non interessa salvare una vita. Gli faremo fare la stessa fine di Failla e Piano (i due ostaggi italiani uccisi in Libia lo scorso anno, ndr)». Fonti dell’intelligence contattate asseriscono che sul caso esistono verifiche in corso mentre sulla vicenda è stata aperta già alcuni mesi fa un’inchiesta da parte della Procura di Roma. «Abbiamo anche in mano altri ostaggi di diverse nazionalità – ha ricordato Abu Jihad – e se non accadrà nulla molto presto ti manderò il video dell’esecuzione di Sergio...».

Minaccia diretta che complica ancora di più il giallo sulla scomparsa del 56enne di Marone.

A fine dicembre del caso ha parlato al Copasir il direttore dell’Aise, Alberto Manenti. Gli 007, a quanto si apprende, sono al lavoro da mesi per mantenere un contatto con i presunti sequestratori che, però, fino alle scorse ore non avevano mandato altri segnali dopo il primo filmato. Così, mentre la Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta parallela a quella romana, i familiari di Zanotti rimangono in apprensione.

Se è vero che subito dopo il primo contatto la Farnesina ha chiesto alle famiglie coinvolte il più stretto riserbo e imposto un «silenzio stampa» preventivo, è altrettanto vero che dal fronte dei presunti rapitori non si avevano più avute notizie né ulteriori contatti diretti.

L’ULTIMA immagine dell’im- prenditore è quella diffusa sul web per chiederne il riscatto al Governo: inginocchiato in un uliveto, scalzo e barba canuta quanto la tunica indossata con pudicizia, Zanotti ha invocato l’aiuto italiano stringendo un cartello che riporta la data del 15 novembre. L’Unità di crisi ha fatto sapere la Farnesina sta seguendo il caso fin dall'inizio ed è in stretto contatto con i familiari, in particolare con l’ex moglie e le figlie, e con l’ultima compagna del bresciano, una donna sudamericana, che sarebbe l’ultima ad aver visto l’imprenditore prima che si imbarcasse da Malpensa il 14 aprile. Con il Copasir lavora l’intelligence, che lo considera un sequestro «anomalo» sia per la dinamica oltre al fatto che finora (almeno ufficialmente) non c’era stata alcuna rivendicazione nè richiesta di riscatto. Ora, però, sembra che i tempi si siano improvvisamente stretti. Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it