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15.11.2019

La multa sul 5 per mille? Il sindaco non retrocede e incontra solidarietà

Il sindaco Paolo Erba rilancia un vecchio progetto
Il sindaco Paolo Erba rilancia un vecchio progetto

Qualche contatto, di poca sostanza. Il sindaco salito alle cronache nazionali per la sua provocazione allo Stato centrale confida poco in una risposta concreta dello stesso, anche se ammette di aver interloquito con il sottosegretario all’Interno e di aver ricevuto interessamento sulla vicenda sia dal consigliere regionale pentastellato Dario Violi, sia dal presidente dell’Anci. Lui che ha trasformato in monetine da un centesimo i 1.101,36 euro del 5 per mille che deve restituire allo Stato per un ritardo di venti giorni sulla comunicazione della rendicontazione, resta fermo sui suoi passi: «Se li vogliono vengono a prenderli», ripete il sindaco di Malegno Paolo Erba. Intanto continua il dibattito: «Ho ricevuto tanti messaggi di stima da gente diversa, dalle imprese ai colleghi sindaci che mi hanno detto “hai ragione, torneremmo a innamorarci del nostro Stato se riuscissimo a dialogarci con meno burocrazia”». Il tema centrale è proprio quello; così torna un’idea nata proprio da Erba qualche anno fa: «Era una provocazione quella della città montana - spiega -; pensare alla Valcamonica come a una città con un riferimento unico e tanti prosindaci per mantenere viva la territorialità di ogni Comune. Avrebbe funzionato credo, perchè poteva specializzare i funzionari». UN GRANDE Comune unico dove le unioni hanno dimostrato di non riuscire a fare centro? «Potrebbe essere anche la Comunità montana a diventare la grande unione. Certo avremmo il vantaggio di consegnare al sindaco di una città da 100mila abitanti un potere simile a quello delle città vere». Ma la sua provocazione, oggi come allora non ha avuto un gran seguito. E allora si torna a ragionare da piccoli, ma bisogna cambiare qualcosa: «Se ne esce - chiude Erba - solo affrontando dal punto di vista normativo l’idea che il piccolo Comune può offrire performance diverse rispetto alle città, che hanno un numero di dipendenti tale da poter dare le risposte che lo Stato continuamente sollecita. Oppure che ci lascino assumere, perchè oggi, anche se avessimo i soldi, non lo possiamo fare».

C.VEN.
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